La Teofania nella visione evocativa di un’opera d’arte

Quello di teofania è un concetto fondamentale per affrontare la visione evocativa dell’opera che rappresenta il divino o il sacro. di Marco Rabino

Andrej Rublëv, Icona della santissima Trinità, 1425-1427, tempera su tavola, 141,5 x 114 cm. Russia, Mosca, Tretyakov Gallery

Nel contesto della visione evocativa, il concetto di Teofania è fondamentale. Vediamo, quindi, di chiarire il significato di questo termine che non è di utilizzo abituale. Quando osserviamo un dipinto religioso o che raffigura un soggetto sacro, il concetto di teofania ci permette di attivare una visione intima e spirituale, che va oltre le convenzioni.

Il concetto di Teofania

Per comprendere il concetto di teofania si deve partire dall’etimologia del termine che deriva dal greco theophánia, composto da theós, (dio), e phaínomai, (manifestarsi). Possiamo quindi tradurlo in italiano corrente come: “manifestazione della divinità“. Non possiamo rintracciare un singolo intellettuale moderno, che ha utilizzato per primo il termine, ad esempio in filosofia o in teologia. Il concetto di teofania, infatti, ha un’origine antichissima che affonda le radici nella Grecia classica e nella tradizione biblica. Tuttavia, nell’ambito della filosofia, della teologia e nel campo degli studi storico-religiosi, vi sono figure e ambiti culturali di riferimento che hanno contribuito a sistematizzare il concetto.

Erodoto e la Grecia Classica (L’origine del termine)

Il termine “theophánia” lo troviamo per la prima volta, proposto in senso letterale, e rituale nell’antica Grecia. Lo storico Erodoto (V secolo a.C.) ne parla in riferimento alle festività di Delfi (le Theophania). In occasione di questi eventi i sacerdoti mostravano pubblicamente le statue di Apollo e di altre divinità. In questo contesto originario, la teofania era l’apparizione visibile del dio agli uomini.

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Giovanni Scoto Eriugena (La sistemazione filosofica medievale)

Se, per offrirci un riferimento storico, vogliamo individuare l’intellettuale che ha adottato il concetto di teofania, nel suo pensiero, è Giovanni Scoto Eriugena (IX secolo d.C.). Il filosofo e monaco irlandese, infatti, ha inserito il concetto di Teofania al centro del suo grande sistema filosofico e teologico occidentale. Nel suo capolavoro De divisione naturae (Periphyseon), il filosofo afferma che Dio, essendo in sé infinito e inconoscibile, non può essere visto direttamente dalle creature. Di conseguenza, tutto ciò che esiste nel cosmo creato è una teofania, ossia uno “specchio” o una manifestazione visibile dell’invisibile natura divina. Quindi, secondo Giovanni Scoto Eriugena, la natura intera è la teofania di Dio. Il concetto di teofania è fondamentale per comprendere l’essenza delle icone tardoantiche e della religione Cristiano Ortodossa.

Se vuoi approfondire la visione evocativa di altre opere d’arte vai alla sezione: Visione evocativa

Pavel Florenskij (Le porte regali, l’icona come teofania)

Pavel Florenskij (Evlach, 9 gennaio 1882 – Leningrado, 8 dicembre 1937), filosofo, matematico e presbitero russo, nei suoi testi, fa riferimento continuo e strutturale al concetto di teofania. Per Florenskij, però, la teofania è declinata nel contesto della teologia ortodossa dell’immagine e del simbolo. Ne scrive diffusamente nel testo fondamentale: Le porte regali. Saggio sull’icona (Ikonostas), del 1922. Il suo artista di riferimento è Andrej Rublëv, creatore di una famosissima Icona della santissima Trinità. Per Florenskij, l’icona non è un luogo ontologico, una vera e propria teofania oggettiva. Attraverso l’icona, il mondo invisibile e divino si rende realmente presente, “si manifesta” rompendo la barriera dei sensi. La sua tesi estetica e teologica è: «Esiste la Trinità di Rublëv, perciò Dio c’è».

Inoltre, l’icona è una testimonianza energetica del divino perché l’iconografo ha avuto una reale esperienza mistica di visione spirituale, una teofania. Infine, l’oro e i colori dell’icona non simulano l’illuminazione naturale ma sono manifestazioni della luce increata (la gloria divina).

Mircea Eliade (La codificazione nella Storia delle Religioni)

Con il procedere delle ricerche, nel corso del XX secolo, il concetto è stato ridefinito e inserito stabilmente nelle scienze umane. Lo storico delle religioni Mircea Eliade ha mantenuto il termine e ha creato quello di ierofania (manifestazione del sacro). Vediamo quale sottile differenza distingue questi due concetti. Nel Trattato di storia delle religioni, e nelle altre sue pubblicazioni, Eliade affianca all’esistenza del divino, quella del sacro. In termini antropologici e teologici, ogni civiltà umana è fondata su momenti in cui la realtà trascende la sua evidenza (il divino, il sacro). I membri delle diverse civiltà, considerate da Mircea Eliade, sperimentano il sacro, nel tempo ordinario, con una particolare manifestazione del mondo fisico: il sacro si può manifestare attraverso un albero, una pietra, un animale, un uomo o un evento cosmico.

Henry Corbin (La teofania nell’Islam mistico)

Un altro intellettuale fondamentale per la reinterpretazione moderna del concetto è l’orientalista e filosofo francese Henry Corbin (Parigi, 14 aprile 1903 – Parigi, 7 ottobre 1978). Corbin ha portato avanti le sue ricerche sulla mistica persiana e sul sufismo, in particolare su Ibn ‘Arabi. Il filosofo ha utilizzato come pensiero fondativo la nozione di “immaginazione creatrice“. Si tratta di un luogo interiore in cui avvengono le teofanie, intese come l’apparizione di Dio. Per Corbin, queste esperienze di manifestano nelle forme interiori e spirituali dell’anima umana.

Per approfondire il concetto contemporaneo di teofania puoi leggere anche: La sacralità di Vincent Van Gogh secondo Massimo Cacciari. Van Gogh è una figura teofanica perché costringe le cose stesse a farsi teofania attraverso la sua carne, di essere vivente, e i suoi quadri che rappresentano “cose del mondo” nelle quali si rivela il divino.

Bibliografia

  • Massimo Cacciari, Van Gogh. Per un autoritratto, Morcelliana, Brescia, 2025, ISBN-10 8837240341 ISBN-13 978-8837240349
  • Henry Corbin, L’Imagination créatrice dans le soufisme d’Ibn’Arabî, 2e éd., Flammarion, 1958, 1977; L’immaginazione creatrice nel sufismo di Ibn ‘Arabi, Mimesis, 2026, ISBN-13 979-1222322889
  • Mircea Eliade, Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo magico e religioso, Milano: Jaca Book, 1981; 2007
  • Mircea Eliade, 1949-64; P. Angelini (a cura di), Virginia Vacca (Traduttore), Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, 2008, Edizione ‏ : ‎ 11°, ISBN-10 8833918491 ISBN-13 978-8833918495
  • Pavel Aleksandrovic Florenskij, Ikonostas, 1922; Leonardo Marcello Pignataro (Traduttore), Le porte regali. Saggio sull’icona, Adelphi, 2021, ISBN-10 8845936007 ISBN-13 978-8845936005
  • Pavel Florenskij, Analiz prostranstvennosti i vremeni v proizvedenijach izobrazitel’nych iskusstv, 1924; N. Misler (a cura di), Lo spazio e il tempo nell’arte, Adelphi, 1995, ISBN-10 8845911160 ISBN-1 978-8845911163
  • Jean-Luc Marion, L’idolo e la distanza: Analisi fenomenologica cruciale sulla distinzione tra idolo e icona, Jaca Book
  • Rudolf Otto, Riccardo Nanini C. Broseghini (Traduttore), Il Sacro. Sull’irrazionale nell’idea del divino e il suo rapporto con il razionale, 1917; Morcelliana, 2010, ISBN-10 8837224524 ISBN-13 978-8837224523

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