Il paggio di Lara di Giuseppe Grandi

Il paggio di Lara di Giuseppe Grandi è una scultura ispirata al testo di George Byron nel quale la giovane Lara si traveste da paggio e suscita l’amore ambiguo del protagonista.

Giuseppe Grandi, Il paggio di Lara, 1872, gesso, 158 x 70 x 80 cm. Milano, Galleria d’Arte Moderna

Indice

Descrizione

Lara, travestita da paggio è ritratta in piedi. Indossa abiti settecenteschi e assume una posa aggraziata ed estrosa. Infatti, il braccio destro è flesso e la mano poggiata sul fianco. Il braccio sinistro, invece, è abbandonato lungo il corpo e stringe un cappello. Le gambe sono strette da una calzamaglia mentre l’abito è corto e pieghettato. Il ginocchio destro viene avanti e il capo è inclinato forzatamente verso destra.

Interpretazioni e simbologia

Il gesso di Giuseppe Grandi in origine era intitolato Kaled, al mattino del conflitto di Lara. Venne poi intitolato Il paggio di Lara. Il soggetto è tratto da un testo di G. Byron. Si tratta di una vicenda ambientata in oriente dal tema equivoco. Il protagonista si innamora del suo paggio che in realtà è Lara travestita da uomo.

I Committenti, le collezioni e la storia espositiva

Nel 1873 la versione in marmo della scultura con il titolo “Kaled, al mattino del conflitto di Lara” fu esposto in occasione della mostra a Brera. Gli storici, basandosi su tale evento datarono l’opera al 1872. Benigno Grandi, fratello di Giuseppe, donò il Paggio di Lara alla Galleria d’Arte Moderna di Milano nel 1913. Nel 1931 il Comune di Milano commissionò una fusione in bronzo della statua. Lo scultore Adolfo Wildt contribuì revisionando la cera. Sempre la Gam di Milano conserva una copia in marmo di datazione posteriore. Infine con probabilità, la Galleria Slagmulder di Amsterdam fu in possesso di una copia in marmo fino al 1945.

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Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile della scultura Il paggio di Lara di Giuseppe Grandi

Giuseppe Grandi fu uno scultore lombardo che aderì alla Scapigliatura nel decennio del 1870. Fu amico di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni. Il gesso intitolato Il paggio di Lara si ispira ad un soggetto letterario. Si tratta di un piccolo gesso di Giuseppe Grandi che riassume le caratteristiche principali del suo stile. Infatti, l’artista si allontanò dalla precisione della scultura storica e celebrativa. Elaborò, così, un proprio stile vicino a quello della pittura scapigliata. L’opera, quindi, assume l’apparenza di un bozzetto dalla posa inconsueta e rivela l’ispirazione romantica nella posa e nel soggetto. Infine, la scultura si allontana dalla narrazione realista della tradizione lombarda. Infatti, Giuseppe Grandi enfatizzò la dimensione intima e psicologica dei personaggi avvicinando le sue opere a quelle della pittura scapigliata.

La tecnica

La statua è un gesso. Grandi abbandonò presto la scultura storica dai contorni precisi a favore di superfici che offrono un effetto pittorico. L’artista era solito realizzare diversi bozzetti preparatori.

La luce sulla scultura

I panneggi dell’abito creano ombre tra le pieghe mentre sulle gambe la superficie è priva di chiaroscuro.

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Il rapporto con lo spazio

Il soggetto è fermo ma in una posa estroversa, aperta verso lo spazio circostante.

La struttura dell’opera

Le gambe del paggio sono sottili e creano una base slanciata verso il busto. Invece, l’abito che si apre a campana verso il basso determina un maggiore volume di forma triangolare con apice verso l’alto. La scultura poggia su di una base tonda. La figura è stabile e la posa è ben equilibrata.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giuseppe Grandi, Il paggio di Lara, sul sito della Galleria d’Arte Moderna di Milano e sul sito dei Beni Culturali della Lombardia.