Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis

Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis è un dipinto che mette in evidenza la capacità dell’artista di rappresentare la luce solare sui materiali del paesaggio.

Giuseppe De Nittis, Il foro di Pompei, 1875, olio su tela, 80,5 x 57,5 cm. Collezione privata

Indice

Descrizione de Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis

Nel dipinto sono raffigurate alte colonne classiche con il fusto rivestito da intonaco della parte bassa. In secondo piano, frammenti di muratura che si intravedono tra le colonne chiudono lo spazio. In primo piano invece il pavimento è parzialmente coperto di piastrelle decorate.

Un gruppo di turisti visita alle rovine. Un uomo infatti indica la superficie delle colonna centrale a due signore che vestono abiti ottocenteschi. Altre due turiste poi osservano a destra la medesima colonna. Gli abiti delle donne rivestono interamente il loro corpo e arrivano fino a terra. Inoltre si riparano dal sole con un ombrellino. Infine in lontananza si intravedono altri visitatori.

Interpretazioni e simbologia de Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis

Pompei è una nota località della Campania, in Italia, completamente sepolta dalle ceneri dell’eruzione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo. Carlo di Borbone promosse una campagna di scavi per portare alla luce le costruzioni coperte da metri di cenere.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

Il dipinto di De Nittis è custodito presso una collezione privata. Un bozzetto che ritrae le colonne invece si trova presso la collezione d’arte della banca d’Italia a Roma.

Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis, Collezione d'arte della Banca d'Italia
Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis, Collezione d’arte della Banca d’Italia

Giuseppe De Nittis, Il foro di Pompei, 1875, olio su tavola, 19 x 17 cm. Roma, collezione d’arte della banca d’Italia

L’artista e la società. La storia dell’opera Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis

De Nittis dipinse probabilmente il foro di Pompei nel 1875 ma l’opera non è datata. L’artista si trovava dal 1867 a Parigi dove insieme a Boldini e Zandomeneghi riscosse molti consensi tra gli acquirenti della città francese.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile de Il foro di Pompei di Giuseppe De Nittis

De Nittis dipinse le rovine di Pompei con l’intento di studiare l’effetto della luce calda e dorata sulla pietra. Nel dipinto infatti non si colgono intenti descrittivi o di ritorno malinconico alla decadenza della civiltà antica. Le figure del dipinto sono poi il risultato di campiture uniformi che descrivono le figure. Infatti non è presente un deciso chiaroscuro e il colore non è fuso. Le pennellate invece creano una sottile trama visibile sul terreno. L’artista infine diede mostra di saper adeguare la propria pittura al soggetto come in altri suoi dipinti.

La tecnica

L’opera il Foro di Pompei di De Nittis è un dipinto con colori a corpo su tela di 80,5 x 57,5 cm.

Il colore e l’illuminazione

L’opera presenta colori caldi che caratterizzano i ruderi e il terreno. Anche gli abiti dei visitatori sono resi con tinte scure e grigie. Il cielo invece è di un azzurro molto brillante e freddo. Sulle mura ancora erette poi spiccano zone di rosso pompeiano sul fondo. La luce pomeridiana inoltre investe la pietra e la colora con le tinte del tramonto.

Lo spazio

La zona di suolo in primo piano crea una forte impressione di spazialità grazie alla prospettiva che descrive le piastrelle. Anche le fughe delle colonne ordinano lo spazio architettonico. Invece le colonne che si alzano verso il cielo bloccano lo spazio della scena che è chiuso dalle mura di fondo. Le dimensioni dei visitatori infine a sinistra, contribuiscono a misurare la profondità.

La composizione e l’inquadratura

La tela di De Nittis è di forma rettangolare con sviluppo verticale. L’inquadratura poi è centrata sull’alta colonna intorno alla quale si trovano i visitatori. La struttura compositiva è condizionata inoltre dalla verticalità delle colonne che occupano la parte destra della superficie. Infine il residuo di pavimentazione in prospettiva che rimane al suolo guida l’occhio dell’osservatore verso le figure dipinte centralmente. Infatti le fughe oblique delle piastrelle convergono proprio sulla figura dell’uomo che guida il gruppo.

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Bibliografia

  • Renato Miracco, De Nittis. Impressionista italiano, Mazzotta, Collana: Grandi mostre, 2005, EAN: 9788820217532
  • K. Spurrell, E. Angiuli, De Nittis e Tissot. Pittori della vita moderna. Catalogo della mostra (Barletta, 12 marzo-2 luglio 2006), Skira, Collana: Arte moderna. Cataloghi Anno, 2006, EAN: 9788876246739
  • E. Angiuli, T. Sparagni, Terra e mare. Paesaggi del sud, da Giuseppe De Nittis a Giovanni Fattori. Catalogo della mostra (Barletta, aprile-agosto 2009), Silvana, Cataloghi di mostre, 2009, EAN: 9788836613632
  • Fernando Mazzocca, De Nittis, Giunti Editore, Collana: Dossier d’art, 2015, EAN: 9788809782440
  • Christine Farese Sperken, Giusy Caroppo, Edoardo Trisciuzzi, Giuseppe De Nittis. Barletta, Palazzo della Marra. Catalogo generale, Adda, Collana: Arti figurative, 2016, EAN: 9788867172825
  • Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi, Pinet Hélène (a cura di), Mary Archer (traduttrice), De Nittis e la rivoluzione dello sguardo, Fondazione Ferrara Arte, 2019, EAN: 9788889793527
  • Christine Farese Sperken, Giuseppe De Nittis. Da Barletta a Parigi, Schena Editore, 2020, EAN: 9788868062293

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 10 agosto 2020.

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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Giuseppe De Nittis, Il foro di Pompei, sul sito della Collezione d’arte della banca d’Italia di Roma.

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