Arte e psicologia

Arte e psicologia o psicologia dell’arte. In ogni caso le scienze comportamentali permettono di cogliere aspetti delle opere d’arte che ci aiutano ad approfondire il loro significato e la vita degli artisti che le hanno realizzate.

Pagina aggiornata il: 20 ottobre 2020 – Daniela Roncarolo contribuisce all’audience di questa pagina. Torna a visitarci tra qualche giorno e troverai nuovi contenuti.

Arte e psicologia. Donna in blu di Oskar Kokoschka

Donna in blu di Oskar Kokoschka
Donna in blu di Oskar Kokoschka

Oskar Kokoschka, Donna in blu, 1920-1921, olio su tela, misure?. Berlino, Nationalgalerie

Oskar Kokoschka fu un artista espressionista dalla vita inquieta e appassionata. Kokoschka nel 1912 incontrò Alma Mahler, vedova del compositore, e si innamorò perdutamente della donna. Alma era una donna colta e affascinante ed era di qualche anno più anziana di Oskar. La loro relazione durò due anni tra scenate e crisi sentimentali. Intanto l’equilibrio mentale del giovane artista si deteriorò e la gelosia lo travolse. La relazione giunse così al capolinea quando Alma abortì di nascosto perché estenuata dal comportamento di Oskar. I due si separarono ma l’artista rimase morbosamente legato alla donna.

Per continuare a vivere la sua ossessione Kokoschka si fece confezionare una bambola di pezza a grandezza naturale da Hermine Moss, una nota artigiana. La bambola riproduceva tutte le caratteristiche di Alma anche le sue parti intime. L’artista realizzò più di 300 ritratti del simulacro ritraendosi anche con esso. Inoltre Oskar portava la bambola con se a feste e riunioni mondane nei salotti della città. La sua relazione virtuale terminò infine con un omicidio simulato. La polizia allertata da un passante trovò la bambola nel giardino dell’abitazione di Kokoschka decapitata, gettata ai piedi di un cespuglio e macchiata di vino rosso.

La casa dei matti di Goya

Goya, La casa dei matti (Casa de locos), 1812-1819, olio su tavola, 45 x 72 cm. Madrid, Real Academia de Bellas Artes de San Fernando

Casa de locos o Manicomio di Goya
Casa de locos o Manicomio di Goya

Nel dipinto intitolato Casa de locos o Manicomio Goya realizza un raccapricciante documento di come la società trattava la malattia mentale. L’opera risale al 1812-1819 e si vedono alcuni uomini nudi e altri seminudi che vaneggiano. Sono tutti rinchiusi in un grande stanzone illuminato da un’unica finestra con le sbarre che si apre in alto tra le arcate del soffitto. La scena fu forse ispirata all’artista dalle celebri rappresentazioni di Carceri di Piranesi. L’intento dell’artista oltre che di denuncia era anche quello di rappresentare la pazzia umana messa a nudo.

Saturno che divora i propri figli di Goya

Saturno divora un figlio di Francisco Goya
Saturno divora un figlio di Francisco Goya

Il dipinto di Goya intitolato Saturno che divora i suoi figli del 1819-23 appartiene al suo periodo definito delle “pitture nere”. È una rappresentazione spaventosa che oggi definiamo “horror”. Un essere dalle fattezze quasi umane tiene in mano il corpo di un adolescente al quale ha appena strappato la testa con un morso. Questi dipinti realizzati in tarda età risentono probabilmente dell’encefalopatia provocata nell’artista da una grave intossicazione causata dal piombo contenuto nei colori. Goya, affetto da depressione e alterazione della personalità, esorcizzò così i suoi incubi.

Arte e psicologia: Antonio Ligabue e la terapia del dipingere

Ritratto con cane di Antonio Ligabue
Ritratto con cane di Antonio Ligabue

Antonio Ligabue fu un pittore naïf italiano ma se si considerano la sua opera e la sua vita risulta un artista molto complesso. Sicuramente fu un artista isolato, che coltivò la figura in un periodo di astrazione e di ricerche intellettuali. La pittura per Ligabue fu essenzialmente terapeutica. L’artista infatti si relazionava con il mondo attraverso i suoi dipinti ed agiva nel mondo dipingendo. Ligabue soffrì molto fisicamente e psicologicamente e la sua produzione artistica è comprensibile se interpretata in relazione alla sua condizione esistenziale. Consulta la scheda intitolata Ligabue, la vita e le opere.

Consulta il sito della Fondazione Antonio Ligabue.

Arte e psicologia: Gli ossessivi autoritratti di Antonio Ligabue

Autoritratto con sciarpa rossa di Antonio Ligabue
Autoritratto con sciarpa rossa di Antonio Ligabue

Antonio Ligabue morì nel 1965 ed è considerato forse un po frettolosamente il van Gogh italiano. Divenne famoso al grande pubblico grazie ad uno sceneggiato televisivo del 1977 diretto da Salvatore Nocita. L’attore Flavio Bucci interpretò l’artista dalla complessa personalità e dall’esistenza errabonda. Ligabue divenne così il principale artista naïf italiano della Val Padana. Celebri sono i suoi autoritratti nei quali l’artista si rappresenta ossessivamente nelle stesse posizioni. Lo accompagnano animali e insetti e a volte si rappresentò vestito in abiti femminili. Consulta la scheda dal titolo Autoritratto con sciarpa rossa.

La lotta furente degli animali di Ligabue

Aquila con volpe di Antonio Ligabue
Aquila con volpe di Antonio Ligabue

In molti dipinti di Antonio Ligabue compaiono animali che lottano. A volte sono gli animali da cortile che l’artista poteva vedere nelle fattorie che lo ospitavano. Altre volte sono animali del bosco. Ligabue dipinse sempre a memoria traendo ispirazione anche dai suoi ricordi di adolescente. Le figure di leoni e di altri animali della foresta derivano probabilmente dalle sue visite allo zoo e alla sua breve permanenza al seguito di un circo. Nei suoi dipinti gli animali lottano sempre e spesso un predatore aggredisce la preda. Esistono diverse ipotesi sul perché Ligabue fosse così attratto da tale violenza e probabilmente il motivo risale a traumi infantili. Consulta la scheda con il titolo Aquila con volpe di Antonio Ligabue.

La sofferenza di un vecchio secondo van Gogh

Sulla Soglia dell’Eternità di Vincent van Gogh
Sulla Soglia dell’Eternità di Vincent van Gogh

Van Gogh dipinse Sulla soglia dell’eternità nel maggio 1890, l’anno della sua morte. L’artista al tempo si trovava in uno stato mentale sofferente e probabilmente tale condizione lo spinse a realizzare questa immagine. Infatti il 29 luglio van Gogh morì per una ferita da arma da fuoco nell’addome. L’ipotesi del suicidio non è mai stata confermata e i dubbi sono stati sollevati anche in un film intitolato “Loving Vincent” del 2017. Nella ricostruzione interamente dipinta a mano da decine di studenti di belle arti gli autori si concentrano sulla condanna sociale che gravava sull’artista a causa del suo disagio mentale. Ecco la scheda.

Automutilazioni di un artista

Autoritratto con orecchio bendato di Vincent Van Gogh
Autoritratto con orecchio bendato di Vincent van Gogh

Nei dipinti di Vincent van Gogh si trovano continuamente spunti per trattare di arte e psicologia. Nell’inquietante opera intitolata Autoritratto con orecchio bendato del 1889 Vincent si rappresenta dopo il taglio del lobo del suo orecchio sinistro. L’artista compì il gesto probabilmente a causa di un crollo emotivo avvenuto dopo la partenza di Gauguin per Parigi. In ogni caso il lobo diventò un dono consegnato ad una prostituta del paese. Altro ancora sulla scheda dell’opera.

Il sonno della ragione genera mostri di Goya

Il sonno della ragione genera mostri di Goya
Il sonno della ragione genera mostri di Goya

Goya, Il sonno della ragione genera mostri (El sueño de la razón produce monstruos), 1797, incisione in acquaforte e acquatinta, 23 x 15,5 cm. Madrid, Biblioteca Nacional de Espana

El sueño de la razón produce monstruos è una incisione di Goya del 1797. Nell’immagine un uomo è abbandonato al sonno appoggiato ad uno scrittoio. L’uomo ha così sospeso la sua attività razionale e nel sonno prendono vita i mostri presenti nella sua mente. Sono due le interpretazioni che ipotizzano gli studiosi. Goya sottolinea il potere evocativo della mente umana non controllata dalla veglia. Quindi durante il sonno si liberano incubi e situazioni irreali che sono alla base della creatività. Una seconda lettura è che l’artista condanni i comportamenti irrazionali dei potenti lontani dagli ideali illuministi.

Freud e la Gioconda

Ritratto di Monna Lisa detto anche La Gioconda di Leonardo da Vinci
Ritratto di Monna Lisa detto anche La Gioconda di Leonardo da Vinci

Il celebre dipinto della Gioconda del 1503–1504 circa oltre a rappresentare un esempio di alta tecnica pittorica nel tempo è diventato un’opera simbolica ed iconica. Gli storici hanno cercato di individuare l’identità della donna ritratta, forse Lisa Ghirlandini. Alcuni inoltre hanno ipotizzato che Leonardo da Vinci abbia dipinto il proprio ritratto al femminile. Soprattutto il sorriso di Monna Lisa ha suscitato innumerevoli teorie e secondo Sigmund Freud riprende quello della madre dell’artista. Inoltre il padre della psicanalisi si interessò alla vita di Leonardo. Freud analizzò i disegni in chiave psicanalitica e fece alcune riflessioni sull’omosessualità dell’artista. Nella scheda analitica dedicata alla Gioconda trovi molto di più e al Louvre di Parigi puoi ammirare l’originale esposto.

Sigmund Freud, Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci (1910) in Psicoanalisi dell’arte e della letteratura, G.T.E. Newton Comton, Roma, 1993

Link esterni

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Leonardo, Ritratto di Monna Lisa (La Gioconda), sul sito del Musée du Louvre di Parigi.

© ADO – analisidellopera.it – Tutti i diritti riservati. Approfondisci