Paesaggio con la fuga in Egitto di Annibale Carracci

Il dipinto di Annibale Carracci, Paesaggio con la fuga in Egitto fu un punto di riferimento importante per la nascita del paesaggio ideale del Seicento.

Annibale Carracci, Paesaggio con la fuga in Egitto, 1602 – 1604, olio su tela, 122 x 230. Roma, Galleria Doria Pamphilj

Descrizione. La Sacra Famiglia traversa un paesaggio ideale

La Sacra Famiglia percorre un paesaggio fluviale durante la fuga in Egitto. Maria, Giuseppe e il Bambino furono costretti, infatti, ad abbandonare velocemente Betlemme a causa della persecuzione di Erode che temeva l’avvento di un successore. Messo in guardia, involontariamente, dai Magi, ordinò l’uccisione di tutti i bambini sotto i due anni per eliminare il Messia in fasce.

Maria cammina in avanti con Gesù bambino in braccio mentre Giuseppe li segue conducendo l’asino che fa da cavalcatura. La Madonna indossa il tradizionale abito rosso coperto da un mantello blu mentre Giuseppe una veste chiara e un mantello appoggiato sulla spalla.

A destra un barcaiolo percorre il fiume. Oltre il corso d’acqua, poi, un pastore guida il gregge e in alto un altro conduce al pascolo dei bovini. A sinistra si ergono grandi alberi mentre al centro, in alto, un borgo domina la campagna sottostante. All’interno delle mura si intravedono alcune abitazioni tra le quali anche la cupola del Pantheon. Da un arco scende l’acqua che traversa la città. A destra, sulle rive declinanti del mare alcuni pastori sono accompagnati da dromedari, riconoscibili per una solo gobba. In lontananza, infine, si sviluppano linee di montagne che chiudono l’orizzonte e un altro piccolo borgo sulla destra.

La Committenza

Il Cardinale Pietro Aldobrandini commissionò ad Annibale Carracci sei lunette (dipinti a forma di mezzaluna) per decorare la cappella privata del palazzo. Le sei opere, conosciute anche come Lunette Aldobrandini, furono quasi tutte realizzate da allievi su disegni dell’artista. Vi lavorarono infatti Francesco Albani, Giovanni Lanfranco e Sisto Badalocchio. Solo Paesaggio con la fuga in Egitto fu interamente dipinto da Annibale Carracci, sostituito, quindi, dall’Albani nella commessa. Quando la cappella Aldobrandini venne distrutta le lunette passarono nella collezione di Camillo Pamphilj, sposo di Olimpia Aldobrandini nel 1647.

Lo stile del dipinto Paesaggio con la fuga in Egitto di Annibale Carracci

Nel dipinto, considerato dagli storici dell’arte come un prototipo del paesaggio ideale, la Sacra Famiglia non è il soggetto principale. Pur rappresentati al centro, i personaggi Sacri assumono, quasi, un ruolo paritario a quello delle varie componenti del paesaggio. La natura, il gruppo di alberi a sinistra, le colline tra le quali scorrono i fiumi, i cespugli e le montagne lontane, vengono idealizzati da Annibale Carracci. Alla base di tale rappresentazione vi è un attento studio della realtà. Le forme naturali, però, vengono, in seguito corrette e composte in modo scenografico e armonico per comporre un paesaggio formalmente perfetto. Inoltre, la scelta di concepire la Sacra Famiglia come componente del paesaggio rappresenta una fusione concettuale tra vicenda umana e natura.

Il colore e l’illuminazione

L’illuminazione è naturale e diffusa. Nel dipinto non è rappresentata la fonte luminosa solare, che si presuppone arrivi da sinistra. La diffusione cristallina della luce permette ad Annibale Carracci di descrivere un paesaggio tranquillo ed equilibrato. Le parti del dipinto, infatti, sono concepite come quinte naturali. Il gruppo di alberi a sinistra, quindi, è in controluce per dare maggiore rilevanza, attraverso un contrasto di luminosità, allo specchio d’acqua che si intravede oltre i tronchi scuri. Così agisce il terreno scuro sul quale procede la Sacra Famiglia. Poi, il versante destro del borgo cittadino. Le zone di luce che si rilevano sulle parti delle colline e delle figure animate creano stessi contrasti e animano il paesaggio.

Lo spazio

La profondità del paesaggio è costruita attentamente attraverso una rigorosa prospettiva di grandezza. Si può apprezzare nella progressiva diminuzione dei personaggi, dal primo piano allo sfondo. Stesso meccanismo percettivo agisce su alberi, cespugli animali, e nella comparazione tra le dimensioni dei due centri abitati. Infatti il borgo in alto, ben evidente si confronta, inevitabilmente, con quello appena percepibile in lontananza alla sua destra. Da considerare anche un meccanismo percettivo spesso trascurato perché ritenuto sottinteso. Si tratta della progressiva disposizione del paesaggio verso l’alto del dipinto che favorisce la costruzione di uno spazio in lontananza. Tale distanza è suggerita, anche dai toni tendenti all’azzurro e al grigio delle montagne.

La Composizione e l’inquadratura

L’equilibrio compositivo, preoccupazione fondamentale di Annibale Carracci nel progettare il dipinto, è ottenuto attraverso alcuni accorgimenti. Il gruppo di alberi a sinistra è bilanciato da due, più esili e lontani a destra. La massa scura del boschetto è, inoltre, equilibrata da quella, a destra, della barca. I corsi d’acqua creano delle serpentine, ad angolo molto stretto, che, insieme alle oblique dei pendii, costruiscono delle quinte che scandiscono lo spazio. Queste diagonali costituiscono una guida per lo sguardo, ponendo al centro Maria, Giuseppe e il Bambino. Agiscono in questo modo la diagonale che scende dalle radici degli alberi a sinistra, i corsi d’acqua in centro e la fila di pecore a destra.

Approfondimenti

Annibale Carracci intorno al 1582 fondò l’Accademia degli Incamminati insieme al fratello Agostino e al cugino Ludovico. Agostino Carracci, all’epoca, aveva circa 22 anni, essendo nato nel 1560. Agostino, invece, 25 anni, era nato nel 1557. Ludovico, invece, il più anziano dei tre, nato nel 1555, quindi nel momento della nascita dell’Accademia aveva 27 anni.

Inizialmente il nome scelto era Accademia del Naturale per segnalare l’intenzione di promuovere lo studio dal vero. Assunse, poi, il nome di Accademia dei Desiderosi, infine di Accademia degli incamminati dal 1590. L’anima dell’Istituzione fu Ludovico Carracci, artista dalla forte personalità. La formazione degli allievi avveniva in senso pratico e pittorico ed era supportata da pubblicazioni in proprio.

I Carracci si formarono nel clima della Bologna tardo Manierista con pittori quali Prospero Fontana, Bartolomeo Passarotti e Domenico Tibaldi. La loro finalità fu da subito quella di allontanarsi dell’estetica manierista, soprattutto tosco-romana, per promuovere lo studio dal vero, un ritorno alla pittura dei grandi del Cinquecento e lo studio dei classici. Fu Ludovico a teorizzare il percorso della formazione e prestò molta attenzione all’aspetto devozionale in linea con la Controriforma.

Dall’Accademia degli Incamminati uscirono artisti famosi quali Francesco Albani, Domenichino, Francesco Lanfranco e Guido Reni. Furono vicini all’opera dei Carracci Alessandro Tiarini, Sisto Badalocchio e il Guercino che, giovane di Cento, riuscì ad esercitarsi copiando la Sacra Famiglia con san Francesco e committenti dipinta nel 1591 da Ludovico Carracci esposta, allora, nella chiesa dei Cappucini di Cento.

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Annibale Carracci, Paesaggio con la fuga in Egitto, sul sito della Galleria Doria Pamphilj di Roma.