Carlo Fornara e la geometria sacra di Prestinone

di Marco Rabino

Carlo Fornara e la geometria sacra di Prestinone ti porta oltre la superficie dipinta per scoprire il messaggio che trascende il piccolo paesaggio.

Carlo Fornara, Processione a Prestinone di Val Vigezzo,?1898, olio su tela, 62 x 46 cm. Broletto di Novara Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni

Per decenni, l’analisi delle opere d’arte è stata il mio mantra di sicurezza. Sezionare il meccanismo estetico, calcolare il peso delle linee e l’interazione dei pigmenti ha funzionato come uno scudo tecnico, una comfort zone ideale per restare al riparo dal pericolo più grande: l’impatto emotivo dell’interpretazione. Poi, la realtà ha squarciato l’accademia. Durante un’escursione solitaria tra le montagne, nel silenzio profondo della natura, mi sono imbattuto in una processione religiosa. In quel preciso istante, la memoria ha richiamato un dipinto custodito alla Galleria d’Arte Moderna di Novara: La processione a Prestinone di Carlo Fornara. Da quel momento, ho capito che non era più possibile guardare la tela con gli occhi della mente, ma con quelli dell’anima.

Il dispositivo geometrico: l’architettura del sacro

Un’opera d’arte autentica non decora lo spazio: formula un varco tra il visibile e l’invisibile. Nel contesto contemporaneo, anestetizzato da un surplus di immagini vuote, tendiamo a fermarci al cartellino asettico sotto la cornice. La Processione a Prestinone, del 1898, è invece un sofisticato dispositivo di accesso alla trascendenza, i cui ingranaggi sono puramente compositivi.

Se si esclude il rumore di fondo e si osserva il centro esatto della tela, l’intonaco bianco della piccola chiesa taglia lo sfondo, imponendosi come il vero baricentro dell’opera. Fornara organizza una struttura geometrica rigorosa: i bordi in pietra della strada, tracciati secondo una prospettiva millimetrica, agiscono come vettori visivi che guidano l’occhio dello spettatore direttamente verso l’edificio sacro. Non siamo di fronte a un banale paesaggio alpino, ma a una potente dichiarazione di centralità spirituale.

Sopra la chiesa, il campanile si eleva lungo la verticale centrale del quadro, perforando il cielo e unendo la terra all’infinito. La comunità compie un percorso rituale chiuso: si allontana dal tempio, traccia nel territorio un perimetro sacro e infine vi fa ritorno, confermando il patto con il divino. Il sacerdote, avanzando con il passo pesante di chi regge il mistero, si muove incontro a chi osserva, offrendo l’ingresso in questo cerchio simbolico.

Il misticismo cromatico: la frequenza del sangue e della pietra

Ogni scelta cromatica sulla tela risponde a una precisa frequenza teologica, ben lontana dal semplice realismo descrittivo. L’intonaco bianco della chiesa non descrive la calce, ma la purezza ascetica del sacro che offre riparo alle povere case in pietra circostanti. Lo stesso bianco si ritrova in primo piano nei fiori spontanei, punto di convergenza della processione e simbolo mariano di un’aspirazione mistica che germoglia dalla fatica. La pietra grigia dei muretti a secco e delle case racconta il radicamento e il rispetto di una comunità che non domina la natura, ma si integra organicamente in essa.

Lo stendardo rosso non è un accento puramente decorativo. Rappresenta invece la passione di Cristo che si fa carne nella fatica quotidiana della gente di montagna. Questo rosso pulsa e si espande per contagio spirituale: lo si ritrova nelle vesti dei fedeli, si riflette sulle fronde degli alberi e impregna il terreno. La fede, nell’opera di Fornara, non è un sentimento astratto, ma una forza geologica.

Il codice dell’Uroboro: oltre il manuale

La storiografia accademica ha spesso archiviato Carlo Fornara sotto la sbrigativa etichetta di “scuola vigezzina“, riducendo la sua parabola a pochi dati anagrafici. Ma la storia dell’arte si muove per contagi dell’anima. La vera iniziazione di Fornara avviene a Maloja, accanto a Giovanni Segantini. Lì, il Divisionismo cessa di essere un mero esperimento ottico sulla separazione dei colori per diventare una preghiera universale. Quei filamenti luminosi che incendiano la materia sono fili tesi tra l’uomo e il cosmo.

Dipinta a soli ventisette anni, quest’opera rappresenta il baricentro di un’intera esistenza. Subito dopo averla conclusa, Fornara viaggerà in Francia e in Sudamerica, tentando la fuga dal nido. Ma il destino ha la forma dell’Uroboro, il serpente antico che si morde la coda: nel 1922 il pittore torna a Prestinone e non se ne andrà mai più, spegnendosi nel 1968 a novantasette anni. Il cerchio si chiude dove era iniziato, dimostrando che l’infinito era già racchiuso nei sentieri di casa sua.

La processione cristiana: una lunga tradizione liturgica

Nella Lettera agli Ebrei (Eb 13, 14) ci viene indicata la nascita della processione cristiana come simbolo del “popolo di Dio in cammino“. (Eb 13, 14): “13 Usciamo dunque dall’accampamento e andiamo verso di lui, portando il suo disonore, 14 perché qui non abbiamo una città che rimanga, ma cerchiamo assiduamente quella futura.

Il Direttorio su Pietà popolare e Liturgia. Principi e Orientamenti della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti del 2002 conferma la derivazione della processione dai modelli biblici a partire dalle liturgie del Medioevo per arrivare alle massime espressioni dell’età Barocca.

Massimo Leone è un semiologo e docente dell’Università di Torino che ha dedicato studi specifici allo “spazio d’esperienza delle processioni religiose“. Nel suo articolo intitolato: “Lo spazio d’esperienza delle processioni religiose” del 2011, Leone analizza la processione religiosa come dispositivo semiotico che trasforma lo spazio urbano profano in uno spazio sacro attraverso il coinvolgimento sinestetico e corporeo dei partecipanti.

L’eredità de La processione a Prestinone di Carlo Fornara

Cosa rimane di questa immensa forza spirituale nelle nostre vite digitali? Cosa resta della coesione di una comunità montana dentro le chat d’aggregazione dei nostri smartphone? Il sistema museale moderno ha addomesticato Fornara, comprimendo il suo capolavoro nel pacchetto standard del turismo cittadino, dove la tela rischia di scomparire soffocata dai quadri giganti dei maestri celebrati.

La prossima volta che visiterete la Galleria d’Arte Moderna Giannoni al Broletto di Novara, spegnete lo smartphone. Cercate la sala della Processione a Prestinone e fermatevi lì, in silenzio. Smettete di fare i turisti della cultura. Ascoltate il rumore del vento tra quei rami dipinti, respirate l’aria di quota e lasciate che quella gente vi cammini incontro. Oltre la vernice c’è lo spirito di una terra che vi chiede di fare pace con il vostro disordine interiore e di ritrovare, finalmente, il contatto con la vostra anima.

Bibliografia

  • Dario Gnemmi, Vigezzini di Francia. Pittura d’alpe e d’Oltralpe tra Otto e Novecento in Valle Vigezzo, ed. Skira, Milano, 2007
  • Carlo Fornara. Il colore della valle. Catalogo della Mostra (Acqui Terme, 30 giugno-2 settembre 2007), Mazzotta, 2007, EAN:9788820218454
  • Annie-Paule Quinsac, Carlo Fornara. Alle radici del Divisionismo (1890-1910). Catalogo della mostra (Domodossola, 24 maggio-20 ottobre 2019). Ediz. italiana e inglese, Silvana, Collana: Arte Anno edizione: 2019, EAN: 9788836643721

Consulta la pagina dedicata al dipinto di Carlo Fornara, Processione a Prestinone di Val Vigezzo, sul sito del Broletto di Novara galleria d’arte moderna Paolo e Adele Giannoni.

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