Maria Maddalena di Piero della Francesca raffigura la donna poco prima di scoprire la Resurrezione del suo maestro.
di Marco Rabino
Piero della Francesca, Maria Maddalena, 1460-1466, affresco, 190 x 105 cm. Arezzo, Cattedrale di San Donato, nella navata sinistra vicino alla porta che conduce alla sagrestia
Indice
Descrizione
La figura di Maria Maddalena dipinta da Piero della Francesca è incorniciata da due pilastri e da un arco decorato d’ispirazione classica. La santa è in piedi con il viso rivolto leggermente a sinistra. Osserviamo il suo sguardo, che è abbassato verso di noi con un’espressione severa ma benevola. I capelli, rivolti all’indietro, ricadono filiformi sul mantello che le ricopre le spalle. Una pallida aureola incornicia il suo capo verso l’alto. Con la mano destra regge in basso un lembo del mantello, mentre con la mano sinistra tiene in alto l’ampolla in vetro trasparente che contiene l’unguento destinato al corpo di Gesù morto.
Maddalena indossa abiti con i colori tipici di Piero della Francesca: un mantello rosso che arriva fino ai piedi, foderato di bianco. L’abito, invece, è color turchese e plissettato a partire dalla vita. Possiamo notare che la Maddalena ha una dimensione reale e si staglia contro un cielo azzurro, limitato in basso da una balaustra.
Interpretazioni e simbologia
Maria Maddalena, nel dipinto di Piero della Francesca, è in piedi e mostra l’ampolla con la quale sta per ungere il corpo morto di Cristo. Siamo la mattina di Pasqua, nella quale avviene la Resurrezione. Fra poco Maria Maddalena si accorgerà che il corpo non è più presente all’interno del sepolcro, uscirà disperata e incontrerà un giardiniere. Il giardiniere la chiamerà per nome e lei scoprirà che si tratta di Gesù risorto. A questo punto lei cercherà di toccare l’oggetto del suo amore, ma Gesù la fermerà e le dirà la frase ormai nota: «Noli me tangere». Solitamente si traduce con “Non mi toccare”, ma probabilmente la traduzione più appropriata è “Non mi trattenere”.
La tensione di questo incontro è racchiusa proprio nello sguardo che la Maddalena di Piero della Francesca punta verso il basso. Si trova in una situazione al limite di una rivelazione e mostra l’ampolla che rappresenta la morte, la quale verrà sconfitta nel momento in cui si accorgerà della Resurrezione di Cristo.
La figura della Maddalena nella tradizione religiosa cristiana
Maria Maddalena non è una figura teologicamente ben distinta. Fu infatti papa Gregorio Magno che, nel 591 d.C., unificò tre figure femminili delle Sacre Scritture: Maria Maddalena, una nobile che sovvenzionò la missione di Gesù; una donna peccatrice che lavò i piedi a Cristo con le sue lacrime in casa di Simone il fariseo; e infine Maria di Betania, sorella di Marta e di Lazzaro.
Santa Maria Egiziaca, che visse effettivamente in una grotta per espiare i suoi peccati, fornì invece il modello per la Maddalena nuda e penitente nel deserto o nella grotta nei pressi di Marsiglia, nel massiccio della Sainte-Baume in Francia.
Nel tempo la figura di Maria Maddalena è cambiata decisamente. Inizialmente è stata vista come figura di donna peccatrice che ha cercato la redenzione dall’illuminazione della carne, come nella celebre Maddalena penitente di Donatello; recentemente, invece, come simbolo dell’emancipazione femminile e di una donna che ha amato in modo incondizionato il suo maestro, sfidando le convenzioni e i poteri della sua epoca.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione
L’affresco di Piero della Francesca si trova all’interno della cattedrale di San Donato ad Arezzo, e precisamente nella navata sinistra, accanto alla porta che conduce alla sagrestia. Il cenotafio del vescovo Guido Tarlati, realizzato nel 1330, si trova adiacente all’affresco della Maddalena.
L’artista e la società. La storia dell’opera
L’affresco che Piero della Francesca dedica a Maria Maddalena è collegato agli affreschi che si trovano nella Basilica di San Francesco ad Arezzo, intitolati Storie della Vera Croce, che Piero della Francesca realizzò in due fasi: dal 1452 al 1458 e in seguito dal 1459 al 1466. Gli storici pensano che questo affresco, quello della Maddalena nella cattedrale, sia stato realizzato al termine o durante questi cicli di affreschi, attorno al 1460-1466.
Possiamo ricordare una testimonianza importante, cioè quella di Giorgio Vasari, artista e primo storico dell’arte del Rinascimento. Il Vasari ricorda la Maddalena di Piero della Francesca insieme ad altre opere di Arezzo proprio nella biografia di Piero, scritta nella sua celebre opera intitolata Le vite. Le parole di Vasari sono queste:
«Fece nel Vescovado di detta città una Santa Maria Maddalena a fresco, allato alla porta della sagrestia…» (Giorgio Vasari, Le vite, 1550).
Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.
Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.
Lo stile
Gli storici fanno notare che la decorazione vegetale che si trova sulla ghiera dell’arco che sovrasta la Maddalena non si riscontra nell’architettura reale romana o classica, né in quella contemporanea a Piero. La possiamo invece ritrovare in alcuni dipinti di ambito romano presenti all’epoca, come quelli della Cappella Nicolina di Beato Angelico. Alcuni storici ipotizzano che Piero della Francesca abbia realizzato la sua Maria Maddalena in seguito al proprio soggiorno romano, avvenuto tra il 1458 e il 1459.
Lo stile di Piero della Francesca, algido e metafisico, ci appare in tutta la sua evidenza. Osserviamo infatti il perfetto ovale del volto, illuminato da sinistra e ombreggiato verso destra, che crea un perfetto e solido volume. Altri straordinari effetti luminosi li possiamo ammirare nell’ampolla che tiene nella mano sinistra. Si ritrovano poi le pieghettature dell’abito turchese, che si riscontrano anche in altre figure femminili presenti nelle Storie della Vera Croce e nella Madonna del parto di Monterchi. La sua collocazione in alto e la sua maestosità la fanno sembrare una scultura monumentale. Piero della Francesca ha prestato inoltre particolare attenzione al volto della santa: ha dipinto lo sguardo fiero ma tenero che punta verso il basso e le singole ciocche di capelli che ricadono sulle spalle, tracciate graficamente una ad una.
La tecnica
L’opera di Piero della Francesca custodita all’interno della cattedrale di San Donato ad Arezzo è un affresco e misura 190 cm di altezza per circa 105 cm di larghezza.
Il colore e l’illuminazione
I colori sono quelli che solitamente identificano le opere e i personaggi di Piero della Francesca. Notiamo il contrasto complementare tra il rosso e il turchese virato verso il verde, e l’incarnato rosato della Maddalena con le luci tendenti al giallo pallido. Lo sfondo è chiaro e appare ora sbiadito, ma in origine era di un colore azzurro intenso.
Come in tutte le opere di Piero della Francesca, la luce è chiara, pulita e quasi ideale: scivola sulle forme e sulle superfici creando toni delicati e armonizzati tra loro. Alcuni critici sottolineano che questa tendenza cromatica derivi dalla lezione di Domenico Veneziano; altri la fanno risalire alla conoscenza delle opere fiamminghe o di quelle di Antonello da Messina.
Piero utilizza in modo ammirevole la luce dipingendo i riflessi nel vetro dell’ampolla, che diventa così particolarmente brillante. In questo modo l’ampolla sembra essere illuminata dall’interno e diventa quasi una fonte di luce spirituale e mistica.
Lo spazio
La figura della Maddalena è in primo piano e ricorda l’apparenza di una statua più che di una figura inserita in un contesto naturale. La profondità dell’immagine è quindi limitata alla sua figura, che si staglia direttamente contro il cielo al di sopra della parete di fondo.
La composizione e l’inquadratura
Solitamente, nella composizione dell’opera, andiamo a rintracciare gli stratagemmi geometrici che il pittore ha utilizzato per indicarci qual è il soggetto principale. Nel caso della Maddalena di Piero della Francesca è chiarissimo il soggetto principale, che è circoscritto all’interno dei due pilastri e dell’arco superiore. La struttura compositiva è quindi da valutare nella posizione del corpo, delle mani e del viso. Questi elementi sono posizionati al fine di creare una figura stabile, quasi altera e decisamente monumentale.
La mano destra che afferra un lembo del mantello crea una tensione circolare che avvolge il ventre della Maddalena e l’ampolla in vetro che tiene in primo piano, sollevata. La sua figura è una massa consistente che culmina con le spalle, inserita in un triangolo al vertice del quale si trova il viso della santa. Cromaticamente, la composizione è equilibrata dalla massa del bianco che si trova a sinistra, molto luminosa, e da quella leggermente più ampia del rosso che si trova a destra.
La stabilità dell’immagine è determinata anche dalle posizioni relative degli arti rispetto all’asse verticale dell’immagine. A partire dall’alto il viso è centrale, anche se leggermente ruotato verso sinistra, e in basso la verticale termina con il piede della Maddalena che si intravede al di sotto del bordo della veste. Un chiasmo compositivo stabilizza poi il centro dell’immagine: la mano destra è abbassata e collegata con una linea virtuale obliqua a quella sinistra; dalla spalla destra scende uno spigolo del mantello che si riflette nello spigolo concavo del lembo opposto.
Visione evocativa: la mattina della Resurrezione
La visione evocativa dell’immagine di Maria Maddalena offre particolari spunti e un’interessante riflessione. Maria Maddalena è stata una figura di grande passione. La Maddalena ha amato incondizionatamente il suo maestro e, nel momento della scoperta della sua Resurrezione, ha accettato di lasciarlo andare e di permettergli di compiere il suo destino. La Maddalena gli è stata fedelmente vicina durante la morte e ha deciso di portare la sua testimonianza nel mondo: la sua figura evocativa è quindi da ricercare nella sua passione frenata, nel rispetto del limite e del cammino dell’altro.
Consulta tutti gli articoli della sezione: La visione evocativa dell’opera d’arte
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Bibliografia
- Bernard Berenson (Autore), Luisa Vertova (a cura di), Piero della Francesca, o dell’arte non eloquente, 1950; Abscondita, 2014, ISBN-10 8884164710 ISBN-13 978-8884164711
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- Aldous Huxley, La più bella pittura del mondo, 1924
- Henri Focillon (Autore), Andrea Emiliani (Collaboratore), Fabrizia Lanza Pietromarchi (Traduttore), Piero della Francesca, 1952, Abscondita, 2021, ISBN-10 888416947X ISBN-13 978-8884169471
- David King, Astrolabes and Angels, Epigrams and Enigmas: From the Regiomontanus Astrolabe to the Piero della Francesca Flagellation (2007)
- Roberto Longhi, Piero della Francesca, 1927; Abscondita, 2024, ISBN-13 979-1254721339
- Silvia Ronchey, L’enigma di Piero. L’Oriente bizantino e i disegni segreti del Rinascimento, BUR, Milano 2006
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 12 ottobre 2026.
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Consulta la pagina dedicata al dipinto di Piero della Francesca, Maria Maddalena, sul sito della Cattedrale di San Donato di Arezzo.
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