Il sussurro dell’Angelo di Benjamin Spence è una scultura neoclassica che si ispira ad un poema di Samuel Lover.
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Benjamin Edward Spence (1822–1866), Il sussurro dell’Angelo (The Angel’s Whisper / Le Murmure de l’Ange), 1857 circa (firmato e datato “Roma 1857”), gruppo in marmo, 68 x 72 x 63 cm altre dimensioni: 105 x 110 x 80 cm circa. Parigi, museé d’Orsay (N. inventario RF 3360)
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Indice
Descrizione de Il sussurro dell’Angelo di Benjamin Spence
L’opera raffigura un angelo dalle ali spiegate, inginocchiato accanto alla culla di un neonato profondamente addormentato. La figura angelica è colta nell’istante in cui si china verso l’orecchio del bambino, con un’espressione di estrema dolcezza e protezione. Il bambino, disteso su un materasso drappeggiato con cura quasi tessile nel marmo, accenna un sorriso sereno. L’angelo solleva leggermente il lenzuolo con una mano, mentre con l’altra sembra quasi sorreggersi per non disturbare il sonno dell’infante. La resa del piumaggio delle ali e dei tessuti è caratterizzata da un altissimo grado di finitura.
Interpretazioni e simbologia de Il sussurro dell’Angelo di Benjamin Spence
Il soggetto è ispirato a una celebre poesia di Samuel Lover (poeta irlandese), intitolata appunto “The Angel’s Whisper”. Il testo fa riferimento a un’antica credenza popolare irlandese secondo la quale, quando un neonato sorride nel sonno, è perché sta ascoltando il sussurro di un angelo. L’opera è un esempio perfetto del sentimento domestico e religioso dell’epoca vittoriana: l’angelo non è una figura terribile o lontana, ma un compagno fedele e invisibile che veglia sulla purezza dell’infanzia, offrendo conforto e protezione spirituale.
Arte e cultura
I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione
La scultura fu realizzata a Roma (dove Spence risiedeva) su commissione di James Smith, un facoltoso mercante di Liverpool, grande mecenate dell’artista. L’opera fu esposta inizialmente in una galleria privata a Liverpool creata appositamente dal committente per le sue collezioni. Successivamente, attraverso vari passaggi e donazioni, l’opera è giunta nelle collezioni nazionali francesi (Museo del Louvre) per poi essere trasferita definitivamente al Musée d’Orsay nel 1986, dove rappresenta un raro esempio di scultura britannica di metà Ottocento.
L’artista e la società. La storia dell’opera Il sussurro dell’Angelo di Benjamin Spence
Benjamin Spence apparteneva a quel gruppo di scultori inglesi che, seguendo le orme di John Gibson, si stabilirono a Roma per studiare i modelli classici. In quegli anni, Roma era il centro della scultura internazionale. Spence riuscì a fondere il rigore della tecnica neoclassica con i temi cari alla borghesia britannica, come il sentimento familiare e la letteratura contemporanea (Scott, Byron, Lover). L’opera risuonò profondamente nella società del tempo per il suo carattere rassicurante in un’epoca segnata da un’alta mortalità infantile.
Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.
Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.
Lo stile de Il sussurro dell’Angelo di Benjamin Spence
Lo stile di Spence è tipico del Neoclassicismo tardo o “Neoclassicismo sentimentale“. La superficie del marmo è levigata fino a ottenere una morbidezza quasi epidermica, simile alla porcellana. Sebbene la struttura derivi dalla lezione di Canova e Gibson (soprattutto nella purezza delle linee), il realismo nei dettagli decorativi del letto e nella fisionomia del bambino tradisce l’influenza della sensibilità romantica e accademica del XIX secolo.
La tecnica
Il sussurro dell’Angelo di Benjamin Edward Spence (1822–1866)è un gruppo scultoreo in marmo. Le dimensioni del gruppo sono 68 x 72 x 63 cm, compreso di piedistallo, le dimensioni sono invece: 105 x 110 x 80 cm circa
La luce sulla scultura
La luce gioca un ruolo fondamentale: scivolando sulle ampie superfici levigate della schiena e delle ali dell’angelo, crea ombre morbide e sfumate che accentuano il senso di pace della scena. I solchi profondi del piumaggio e i risvolti del lenzuolo generano invece contrasti più netti, donando tridimensionalità e un ritmo visivo che guida lo sguardo dal volto dell’angelo a quello del bambino.
Rapporto con lo spazio
La composizione è concepita per essere osservata da più punti di vista, sebbene quello frontale-diagonale sia il più efficace per cogliere il dialogo tra le due figure. La base ellittica invita lo spettatore a girare intorno al gruppo scultoreo, scoprendo la complessità delle ali e la cura dei dettagli sul retro, rendendo l’opera un oggetto di contemplazione immersiva.
La struttura
La struttura è piramidale e fortemente centripeta. L’angelo costituisce l’arco protettivo che chiude la composizione sopra il blocco orizzontale del letto del bambino. Le linee di forza partono dalla testa dell’angelo e convergono verso l’orecchio del neonato, creando un asse invisibile di comunicazione. L’equilibrio tra le masse (il corpo solido dell’angelo e il volume compatto della culla) conferisce stabilità e armonia all’insieme.
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Bibliografia
- La pittura al Museo d’Orsay. Testi di Michel Laclotte, Geneviève Lacambre, Anne Distel, Claire Frèches-Thory, Marc Bascou. Premessa di Françoise Cachin, Scala, 1995 EAN: 2560460022700
- Maurizio Chelli, Manuale per leggere una scultura. Guida per l’analisi e la comprensione delle opere d’arte, EdUp Collana: I prontintasca, 2000, EAN: 9788886268868
- Simona Bartolena, Parigi Musèe d’Orsay, Il Sole 24 Ore, 2005, EAN: 2570140011214
- Musee d’Orsay – La Guida delle Collezioni, RMN, 2006, EAN: 2570140229985
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 14 marzo 2026.
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