La psicopatologia enattiva di Thomas Fuchs e la visione evocativa dell’opera d’arte

La psicopatologia enattiva di Thomas Fuchs teorizza una importante azione terapeutica che si afffianca alle tradizionali cure cliniche. di Marco Rabino

Cosa c’entrano le ricerche di Thomas Fuchs con la pratica della visione evocativa di un’opera d’arte? Il termine che in italiano risulta un po’ inquietante, è più elegante se manteniamo la sua definizione in lingua inglese: enactive psychopathology. L’autore di questa teoria cognitiva è Thomas Fuchs (1958), un rinomato psichiatra e filosofo tedesco. Fuchs gode di una grande autorevolezza nel mondo della ricerca, ed è uno dei massimi esponenti mondiali nell’unione tra psicopatologia fenomenologica, neuroscienze e filosofia della mente.

Secondo Fuchs e la tradizione che rappresenta, il medico non deve solo correggere i neurotrasmettitori attraverso la terapia farmacologica, (approccio bottom-up). Deve, invece, intervenire anche e soprattutto sull’esperienza corporea, sulle relazioni interpersonali e sull’ambiente del paziente (approccio top-down). Infatti, curare la relazione tra la persona e il suo mondo significa, di riflesso, curare il suo cervello.

Enactivismo: la mente si incarna nel mondo

Thomas Fuchs non è d’accordo con il riduzionismo biologico che fa coincidere la mente con i circuiti neuronali del cervello. Questa concezione è quella delle neuroscienze, nate negli anni Novanta del Novecento (Zeki) e della conseguente e tanto alla moda neuroestetica, che però accoglie il principio di enattivismo di Fuchs. Quindi per offrire un’alternativa più complessa e filosofica in ambito cognitivo e della visione, Fuchs ha preso concetti spesso astratti elaborati da più ricercatori contemporanei e li ha trasformati in strumenti concreti per rifondare la psichiatria e le neuroscienze. Lo studioso è partito infatti dal paradigma contemporaneo delle 4E Cognition e a fondato la Psicopatologia dell’Embodiment o Psicopatologia Enattiva (enaktive Psychopathologie).

Il paradigma delle 4E Cognition

In breve, il 4E Cognition è un paradigma collettivo e interdisciplinare nato negli anni Novanta del Novecento, che ha trovato la sua definizione a fine anni 2000. La 4E Cognition riunisce quattro correnti della filosofia della mente e delle scienze cognitive, che condividono l’idea che la mente non sia un computer confinato nel cervello: Embodied (la mente incarnata), Embedded (la mente incastonata/situata), Enactive (la mente enattiva) ed Extended (la mente estesa).

Approfondisci con l’articolo: La mente estesa di Andy Clark, l’artista ragiona sulla tela

Ecologia del cervello

Un altro concetto fondamentale è quello di Ecologia del cervello, che non viene visto come un computer isolato, ma come un “organo di mediazione” e di feedback tra l’organismo intero e il mondo esterno, sia fisico sia sociale. Nel suo testo fondamentale, intitolato Ecology of the Brain: The Embodied Mind and the Environment (Ecologia del cervello), del 2018, Thomas Fuchs descrive quanto è importante nella pratica clinica questa concezione.

La psichiatria umanistica

Nel 2023, Thomas Fuchs è stato insignito del prestigioso Erich Fromm Prize per il suo eccezionale contributo alla psichiatria umanistica, che pone al centro della relazione terapeutica l’individuo nella sua interezza. La psichiatria umanistica ha le sue radici nella filosofia fenomenologica (Husserl), nell’esistenzialismo e nella psicologia umanistica. Queste discipline si rifiutano di considerare la malattia mentale non come un “guasto meccanico” del cervello. Quindi opponendosi al materialismo scientifico, considerano il malessere psichico come una modalità specifica, seppur dolorosa, di esistere e di fare esperienza del mondo. I ricercatori che hanno dato contributi determinanti allo sviluppo e alla diffusione della psichiatria umanistica sono Karl Jaspers, Ludwig Binswanger, Carl Rogers e James Hillman.

La psicopatologia enattiva di Thomas Fuchs

Thomas Fuchs ha assunto così i quattro concetti astratti (Incarnata, Incastonata, Enattiva, Estesa), in precisi srumenti interpretativi per la diagnosi e la terapia dei disturbi mentali. In questa concezione assume quindi importanza il concetto di Ecologia del cervello: la malattia mentale non è un malfunzionamento biologico nel cervello, ma una perturbazione dell’intero sistema ecologico (4E) del paziente. Si tratta quindi di una visione olistica, che considera la mente dell’individuo nella sua attività di interazione con il mondo fisico (Extended).

Prima di considerare l’apporto delle ricerche di Thomas Fuchs nella pratica della visione evocativa di un’opera d’arte, faccio un accenno alla teoria clinica di Fuchs che mette in pratica quella delle 4E Cognition.

La patologia come “Disincarnazione” – Embodied

Secondo Thomas Fuchs, nel caso di una mente in salute, il nostro corpo vivo, ci permette di agire attraverso di esso senza pensarci. Nella malattia mentale, questa integrazione si spezza. Fuchs utilizza il concetto di mente incarnata e distingue tra il corpo vivo/vissuto (Leib), integrato nella mente, e il corpo materiale/anatomico (Körper). Il Leib in salute quindi è fluido, dinamico e trasparente mentre nella depressione diiveta Körper, pesante, rigido e opaco: concepisce la depressione come “corporificazione” (Melancholie als Verleiblichung). Il paziente depresso percepisce il corpo pesante, che ostacola i movimenti, rallenta il tempo e interferisce con la normale capacità di provare i emozioni. Invece nel caso della schizofrenia, si produce nel paziente una “disincarnazione” (Disembodiment). Lo schizofrenico sperimenta la perdita del contatto vitale con la realtà e una separazione tra la propria coscienza e il proprio corpo.

La patologia come interruzione del ciclo d’azione – Enactive

Noi percepiamo il mondo, gli oggetti, in base alle possibilità di azione che esso ci suggerisce e ci offre (affordances). Fuchs utilizza il principio dell’enattivismo per afffermare che i pazienti psichiatrici vivano in un “mondo fenomenico” completamente alterato. Un paziente che soffre di ansia e fobia non riesce a trovare nell’ambiente che lo circonda spazi sicuri di esplorazione. Le possibilità di agire nel mondo, affordances, sono alterate. Succede quando gli spazi aperti o affollati non vengono percepiti come “luoghi da attraversare” o da “esplorare“, ma come minacce fisiche. Questa modificazione si riflette così nella postura del paziente, che soffre di ansia e nella risposta neurovegetativa del suo corpo in modo automatico.

Fuchs propone una terapia che può fare al meno del farmaco e fa ricorso proprio alla movimento del corpo nella danza, nella terapia occupazionale, che permettono di restituire un accoppiamento motorio e percettivo sano con l’ambiente (re-enact). La visione evocativa di un’opera d’arte può contribuire ad attenuare i sintomi legati all’ansia, che possono anche presentarsi in forma lieve. L’opera diventa, infatti, una estensione della sua mente attraverso la quale può descrivere i sintomi che non riesce a verbalizzare. Se poi sposiamo l’idea che l’opera d’arte si debba “sentire” oltre che “vedere“, il paziente attraverso i neuroni specchio (Gallese), riesce a interiorizzare le metafore visive che offre l’immagine, la scultura o un video.

L’importanza del contesto vitale – Embedded

La mente, secondo uno dei principi delle 4E Cognition, non è isolata all’interno del cranio umano. Invece, la mente è strutturalmente legata al contesto sociale, culturale e fisico in cui ci troviamo. Anche in questo caso, Thomas Fuchs utilizza l’aspetto dell’Embedded e sostiene con forza l’idea che la psicopatologia non deve ressere una pratica isolata all’interno di un laboratorio, e rappresentata da una scansione cerebrale (fMRI). Nella pratica clinica , quindi, Fuchs sposa il concetto di “ecologia clinica“. Il paziente che manifesta un disturbo psichiatrico è osservato all’interno delle sue relazioni familiari, lavorative e sociali. La diagnosi clinica deve così tenere conto dell’intero “spazio di vita” (Lebenswelt) del paziente, perchè la sua sofferenza è una risposta disfunzionale a un ambiente specifico. Da questa concezione deriva la considerazione che le strutture sociali rigide o i traumi ambientali bloccano le capacità di adattamento dell’individuo.

I mangiatori di patate di Vincent van Gogh
I mangiatori di patate di Vincent van Gogh

Posso immaginare che la visione evocativa di un dipinto rientri perfettamente in un tentativo terapeutico, in ambito clinico o nella vita di ogni giorno. La scena osservata, ad esempio I mangiatori di patate di Vincent Van Gogh, può diventare una immagine proiettiva delle relazioni familiari e sociali del paziente.

I supporti esterni e l’ambiente protesico – Extended

La mente quindi, come rivela una tradizione che va da Aristotele a Kant, da Husserl e Merleau-Ponty a Gregory Bateson si estende oltre i confini biologici del cervello. La mente si espande attraverso l’uso di strumenti, oggetti e abitudini esterne. In ambito clinico, secondo Fuchs, il concetto di mente estesa permette di impostare terapie importanti, in particolare nelle malattie neurodegenerative. Nel caso della demenza e dell’Alzheimer, secondo Fuchs, quando la memoria interna (cerebrale) di un paziente inizia a cedere, il soggetto si affida alla sua mente estesa.

L’ambiente quotidiano diventa così una impalcatura cognitiva (scaffolding) che sostiene la memoria del’ammalato. Gli oggetti familiari della casa, la disposizione dei mobili, le fotografie, le routine quotidiane e le relazioni stabili diventano “protesi cognitive“. Questa condizione si perde immediatamente se il paziente viene sradicato e trasferito in un ambiente clinico impersonale. Invece mantiene una maggiore autonomia se viene lasciato nel suo ambiente abituale (embedded/extended).

L’osservazione di un’opera d’arte permette a una persona che deve utilizzare, anche solo temporaneamente, una protesi. Il quadro di Frida Kahlo intitolato La colonna spezzata, diventa una metafora clinica e aiuta l’osservatore del dipinto che utilizza la visione evocativa a verbalizzare la sua sofferenza.

Se vuoi approfondire la visione evocativa di altre opere d’arte vai alla sezione: Visione evocativa

Bibliografia

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  • Gregory Bateson, Mind and Nature: A Necessary Unity, 1979, (Mente e natura. Un’unità necessaria), Giuseppe Longo (Traduttore), Adelphi, Edizione 11°, ISBN-10 8845905608 ISBN-13 978-8845905605
  • Valeria Bizzarri (a cura di), Raffaele Vanacore (a cura di), Il corpo vivo nel mondo. Introduzione al pensiero di Thomas Fuchs, Giovanni Fioriti Editore, 2021, ISBN-10 8836250424 ISBN-13 978-8836250424
  • Thomas Fuchs (Autore), Selene Mezzalira (Traduttore), Ecologia del cervello. La fenomenologia e la biologia della mente incarnata, Astrolabio Ubaldini, 2021, ISBN-10 8834018036 ISBN-13 978-8834018033
  • Thomas Fuchs (Autore), Matteo Iacovella (Traduttore), Che ne sarà dell’essere umano? Appello per un nuovo umanesimo, Castelvecchi, 2024, ISBN-10 8868268558 ISBN-13 978-8868268558
  • Thomas Fuchs, Embodiment – Die verkörperte Psyche, Kohlhammer W., 2026, ISBN-10 317047118X ISBN-13 978-3170471184
  • Edmund Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, 1936
  • Maurice Merleau-Ponty, Phénoménologie de la perception, 1945; Fenomenologia della percezione, A. Bonomi (Traduttore), Bompiani, 2003, ISBN-10 8845253562 ISBN-13 978-8845253560
  • Maurice Merleau-Ponty, L’occhio e lo spirito, SE

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