La Lupa Capitolina

La Lupa Capitolina è una statua che per lungo tempo gli storici hanno datato al V secolo avanti Cristo ma in realtà risale al medioevo.

Artista sconosciuto (lupa) – Antonio del Pollaiolo (i Gemelli) La lupa capitolina, V secolo a.C. (stilisticamente)/ XII-XIII (lupa) e fine XV secolo (gemelli), bronzo, 75 x 114 cm. Roma, Musei Capitolini

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Indice

Descrizione della lupa capitolina

La statua conosciuta come Lupa Capitolina raffigura una lupa che allatta due neonati. La lupa è poggiata sulle quattro zampe e volge la testa di lato verso la sua sinistra. Le fauci sono semiaperte e rivelano i denti aguzzi. Il torace della lupa è magro e mostra le costole in evidenza. Nel ventre della lupa sono visibili otto grosse mammelle che nutrono i gemelli.

Interpretazioni e simbologia della Lupa Capitolina

Il mito

Il mito racconta che il dio Marte sedusse la Vestale Rea Silvia. Dalla loro unione nacquero due gemelli che presero il nome di Romolo e Remo. Numitore, il nonno dei due gemelli, perse il trono di Alba Longa per mano di Amulio suo fratello. L’usurpatore si preoccupò così di impedire che i legittimi successori, Romolo e Remo, rivendicassero il trono e diede ordine di eliminare i neonati. I due bambini furono quindi riposti in una cesta spinta sulle acque del Tevere che raggiunse le pendici di un colle dove si incagliò. Una lupa trovò i due gemelli abbandonati e si prese cura dei piccoli custodendoli all’interno di un antro presso il colle Palatino di Roma chiamato Lupercale. In seguito Faustolo, un pastore, trovò i ragazzi e si prese cura di loro.

La tradizione iconografica

La figura della Lupa Capitolina si ritrova in alcune monete antiche. Inoltre nella seconda metà del III secolo avanti Cristo l’animale fu utilizzato come motivo decorativo per diversi medaglioni in rilievo posti al centro dei vasi aperti realizzati in ceramica calina. Questi medaglioni riprendono i modelli metallici che si trovano sulle didramme (statere) d’argento di fattura romano-campana. In alcune di queste immagini in secondo piano compare il fico ruminale e, a volte, sui suoi rami sono appollaiati alcuni uccelli. Altre volte invece la scena con la lupa e i gemelli acquista una composizione più complessa nella quale si sommano altri elementi del mito. Infatti in certi casi sono presenti due pastori. In altri invece compare solo il pastore Faustolo che allevò dopo la lupa Romolo e Remo.

Età imperiale

Al termine dell’età repubblicana l’iconografia della lupa cambiò e l’animale venne raffigurato isolatamente e utilizzato come propaganda personale dell’imperatore. L’immagine della lupa infatti si ritrova come motivo decorativo su urne e altari funerari della prima età imperiale. Durante l’età augustea la lupa che allatta i due gemelli diventò una allegoria che esprime la vita felice e l’avvento dell’aura aetas celebrata nei Ludi saeculares del 17 a.C..

Nell’età Giulio Claudia l’immagine della lupa scomparve dalle monete. Ricomparve poi sul rovescio degli aurei di Tito e dei denari coniati da Diocleziano a Roma poco tempo prima della morte dell’imperatore Vespasiano, nel 79 dopo Cristo.

Durante l’età adrianea la lupa insieme ai gemelli diventò la personificazione del fiume Tevere. Insieme all’immagine della Lupa e dei gemelli era presente anche la palma o l’idria rovesciata. Sulle monete di Adriano la lupa assume inoltre un atteggiamento nuovo. Non si rivolge del tutto verso i gemelli ma la testa è girata di tre quarti. Questa nuova postura è da ricercare probabilmente nella nuova politica dell’imperatore. La Lupa si trova accanto alla personificazione del fiume Tevere e rappresenta la mansuetudine raggiunta anche grazie all’intervento Divino. La lupa che si rivolge verso i gemelli rappresenta poi la protezione che l’imperatore accorda al popolo romano. Invece quando la lupa alza la testa richiama forse il destino di grandezza dell’impero romano.

In seguito i diversi imperatori di Roma utilizzarono l’immagine della lupa su monete e monumenti pubblici fino al III secolo dopo Cristo. A partire da questo periodo l’immagine comparve solamente in ricorrenze molto particolari come i giochi secolari celebrati da Filippo l’Arabo nel 248 dopo Cristo. La lupa quindi diventò un simbolo della fondazione di Roma e fu utilizzata durante le celebrazioni del suo Millesimo anniversario.

Il simbolo della civiltà romana

La lupa di Roma è diventata il simbolo e allegoria della fondazione della città eterna. Inoltre la Lupa Capitolina nella tradizione rappresenta il potere della civiltà romana. Infatti fu l’animale che si prese cura dei gemelli Romolo e Remo nutrendoli con il proprio latte. Massenzio nel IV secolo dopo Cristo utilizzò la figura della lupa per restituire alla città nuovamente un ruolo centrale nella politica dell’impero. Diede anche il nome di Romolo al proprio figlio.

Secondo gli storici le prime notizie sicure che documentano la presenza della Statua risalgono al X secolo dopo Cristo. A quell’epoca infatti la scultura della Lupa risultava incatenata sulla facciata del palazzo del Laterano oppure al suo all’interno. Benedetto da Doracte nel Chronicon, scritto nel X secolo, descrive proprio la lupa conservata in questo luogo che indica come una Suprema Corte di Giustizia. Nello scritto di Benedetto la Lupa è definita come la madre dei romani.

Fino al 1450 sono documentati dei processi e delle esecuzioni “alla Lupa“. Questo termine quindi potrebbe indicare una amministrazione di giustizia presso il palazzo nel quale era esposta. Sembra che la statua si trovasse in compagnia di altre monumenti come anche l’iscrizione in bronzo della l’ex de imperio Vespasiani. Questi cimeli erano esposti sulle pareti per confermare la continuità tra l’impero romano e il papato come tra l’antichità è il medioevo.

La lupa romana nel Novecento

Benito Mussolini il leader del partito fascista italiano, attivo nella prima metà del Novecento, utilizzò l’immagine della lupa per identificarsi come il fondatore della “Nuova Roma“. Il dittatore inoltre per legarsi in amicizia con gli Stati Uniti spedì alcune copie della Lupa Capitolina a città americane.

Nel 1929 Mussolini inviò una copia alla convenzione nazionale della società Sons of Italy con sede a Cincinnati nell’Ohio. Nel 1931 poi questa statua fu sostituita con una di dimensioni ancora maggiore che oggi si trova all’Eden Park di Cincinnati. Fu spedita una copia anche alla città di Rome in Georgia sempre nel 1931. Una terza copia si trova anche a New York. La lupa comparve anche come emblema nei manifesti della Olimpiade romana disputata nel 1960.

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I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione

L’opera si trovava sull’altare di Marte e di Venere ed era nel piazzale delle corporazioni di Ostia ora nominato Palazzo Massimo. Fino al 1471 la Lupa si trovava nella chiesa di San Teodoro costruita tra il Palatino e il Campidoglio. Nel 1471 Papa Sisto IV della Rovere la donò al popolo romano e la fece trasferire nei Musei Capitolini, nella sala della Lupa. La Lupa capitolina è quindi ora esposta presso i Musei Capitolini di Roma. La tradizione colloca la scultura a Roma fin dai tempi antichi e conservata in San Giovanni in Laterano.

L’artista e la società. La storia dell’opera Lupa Capitolina

La datazione della Lupa Capitolina

Tradizionalmente si considerava La Lupa capitolina un’opera etrusca, risalente quindi al V secolo a.C., realizzata nella bassa valle Tiberina. Recentemente però i tecnici durante un restauro hanno condotto analisi approfondita della tecnica della fusione del bronzo che la compone. Da questa analisi risulterebbe quindi che la scultura risale invece all’epoca medievale, esattamente intorno al XII-XIII. Invece le statue dei due gemelli risalgono alla fine del XV secolo e sono opera di Antonio del Pollaiolo. Ovviamente tra gli storici il dibattito è ancora aperto e non tutti gli studiosi accettano tale datazione.

Secondo gli ultimi accertamenti diagnostici, La Lupa capitolina sarebbe quindi la copia medievale di una scultura etrusca. Le statue dei due gemelli che si trovano sotto il ventre della Lupa Capitolina risalgono invece al tardo XV secolo e furono probabilmente realizzate da Antonio del Pollaiolo.

In seguito a recenti analisi condotte sulle terre di fusione rintracciate all’interno del bronzo della statua i tecnici fanno risalire l’opera ad un periodo che va dal X al XIV secolo. Queste indagini indicano che non si tratta di un manufatto del V secolo avanti Cristo. Inoltre le ricerche hanno stabilito che la statua non fu mai conservata sottoterra.

La datazione al radiocarbonio della Lupa Capitolina

I dubbi sulla datazione della lupa Capitolina si fecero strada nel 2006. Anna Maria Carruba, restauratrice e storica dell’arte che curò il restauro della statua, ipotizzò che la Lupa risalisse all’alto Medioevo in base alla tecnica di fusione del bronzo. La stessa ipotesi fu portata avanti da Adriano La Regina, ex sovrintendente dei Beni Architettonici di Roma e docente di etruscologia all’Università di Roma – La Sapienza. Anche la datazione con radiocarbonio c14 AMS ha stabilito che l’opera risale al XIII secolo.

Le fonti storiche

Gli storici rivelano l’esistenza di antichi documenti che indicano la presenza di due statue in bronzo della lupa. Una si trovava all’interno del Lupercale l’altra invece nel Campidoglio. La statua che si trovava sul colle Palatino, nel lupercale, è riportata nel 295 a.C.. A quella data sembra che due edili Quinto Fabio Pittore e Quinto Gugno Gallo fecero realizzare una coppia di gemelli. Fu lo storico latino Tito Livio a raccontare il fatto che secondo l’autore avvenne nel 296 avanti Cristo. I due edili utilizzarono il denaro confiscato agli usurai per realizzare la loro opera.

Il passo raccontato da Tito Livio però non è sicuro e gli storici lo interpretano in vario modo. Infatti i gemelli potrebbero essere parte di un gruppo isolato. Le due statue potrebbero diversamente essere state aggiunte ad una immagine più antica che raffigura la lupa. Secondo Cicerone la Lupa Capitolina subì un danno nel 65 avanti Cristo quando fu colpita da un fulmine. La statua non venne però riparata. Su alcune monete d’argento inoltre la figura della Lupa Capitolina assume una posa dinamica. Questa postura e le figure dei gemelli sembrano ispirate da modelli ellenici.

I restauri della Lupa Capitolina

La statua della lupa è integra e presenta solo qualche piccolo danno dovuto al tempo. I restauri hanno poi riparato queste mancanze. Le indagini portate avanti dai restauratori inoltre hanno dato modo di evidenziare che il bronzo della scultura è diverso da quelli rimasti per lungo tempo interrati o all’aperto. Infatti il degrado riscontrato sulla superficie della statua ha interessato la patina e da qui l’interno del metallo. Nel tempo si è creato uno spessore composto da cere e olio di lino che i diversi interventi di restauro hanno utilizzato per proteggere la superficie di bronzo. Questi materiali sono stati trovati in maggiore quantità rispetto a un sottile strato di ossido di rame. Tale sostanza si crea appunto con l’esposizione all’atmosfera esterna.

La patina protettiva della superficie

Questo dimostra che la statua della Lupa Capitolina è stata conservata con cura e all’interno, al riparo dai fenomeni atmosferici. Inoltre i tecnici hanno trovato presenza di ossalati che sono residui di trattamenti protettivi o decapanti che in passato venivano usati per uniformare la superficie del bronzo. Si tratta di cere brillanti e trasparenti che non coprivano la patina preesistente ma la proteggevano solamente. Nel tempo però le sostanze decapanti si sono ossidate e sono diventando nere.

Il restauro recente ha quindi permesso di pulire la scultura in diverse zone e ispezionare la stratigrafia dei depositi di cere e agli altri materiali protettivi. I tecnici hanno così riscontrato sulla superficie della Lupa e dei gemelli quattro strati di sostanze protettive. Lo stato più superficiale è frammentario e lucido. Il secondo invece è più spesso del precedente e assume un colore grigio-giallo e una consistenza opaca e pastosa. Il terzo strato poi è costituito da una patina di coprite di colore rosso-bruno lucente. Il quarto stato infine è presente solo sulla parte inferiore delle zampe e del muso ed è di colore verde.

Consulta anche l’articolo intitolato: I libri utili alla lettura dell’opera d’arte.

Consulta anche l’articolo intitolato: La scheda per l’analisi dell’opera d’arte.

Lo stile della Lupa Capitolina

La scultura della lupa presenta una vaga somiglianza stilistica con la Chimera di Arezzo. Infatti il corpo magro dei due animali è modellato in modo realistico. Alcuni dettagli però sono differenti come il pelo della lupa che è più stilizzato e decorativo.

Il modellato della lupa è scarno e rigido e presenta interventi di decorativismo sintetico ed essenziale nel pelo raso sul collo. I peli sono resi attraverso un motivo calligrafico che trasforma le ciocche in fiamme. Questo motivo a fiamma prosegue poi nelle linee oltre la spalla e sulla sommità del dorso. La decorazione grafica e lineare giunge poi fino alla coda.

La tecnica

La Lupa Capitolina è una fusione in bronzo di 75 x 114 cm.

La luce sulla scultura

La superficie della scultura è scura e riflettente. In presenza di adeguata illuminazione ambientale si producono quindi dei chiaroscuri che mettono in evidenza le masse muscolari anche se non molto rilevate.

Rapporto con lo spazio

Lo scultore ha predisposto la figura della lupa per essere vista di profilo. Infatti la testa è girata verso osservatore di circa 90 gradi. Le zampe sono modellate con uno stile asciutto. La lupa è ben piantata sulle quattro zampe e sembra in posizione di guardia. Il lato nel quale sono rivolti i gemelli è quello con la testa dell’animale rivolta a sinistra dell’osservatore.

La struttura

La lupa poggia sulle quattro zampe e assume una posizione molto stabile considerato anche il peso non eccessivo della scultura. I gemelli invece sono posti sotto il suo ventre. Il gemello di sinistra è ancorato al basamento attraverso un appoggio sul quale siede e il piede sinistro. Quello di destra invece poggia su una base che unisce l’appoggio del piede destro e del ginocchio sinistro.

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Bibliografia

  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, L’ arte etrusca, Ghibli, 2013, EAN: 9788868010157

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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 19 novembre 2020.

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