Malak Mattar artista sotto le bombe di Gaza. La vocazione di una ragazza che testimonia nel mondo la sofferenza della guerra. di Marco Rabino
Copertina: Malak Mattar, photo by Burak Çıngı
Ogni giorno cerco nuovi strumenti per restituire la vita alle opere d’arte, trasformarle in strumenti di risonanza psicologica ed esistenziale ed attivare la visione evocativa. La mia ricerca di artisti che hanno il dono di saper “vedere” il loro contemporaneo mi ha portato a Malak Mattar, una pittrice palestinese, nata a Gaza il 17 dicembre 1999. Malak non si limita a guardare, come un qualsiasi artista che si ferma all’estetica, Malak “vede” e le sue opere, come la sua esistenza, riflettono questo dono. Come sempre, faccio appello alle mie letture e ai miei maestri per comprendere e, in questo caso, la teoria della ghianda di James Hillman1 mi sembra lo strumento migliore per raccontare l’attività di questa straordinaria artista.

Lo psicoanalista archetipico James Hillman, ci ricorda che ognuno di noi nasce con una vocazione innata, possiamo chiamarlo destino con un po’ di approssimazione. Si tratta di un potenziale che possediamo fin dalla nascita come si trova racchiuso nella ghianda, che contiene già l’intera quercia. Questo potenziale è custodito dal Daimon, una forza invisibile che ci guida fin da quando siamo molto piccoli, e che ci spinge verso la nostra vera natura.
I suoi strumenti sono fatti accidentali, crisi personali o circostanze estreme che funzionano come “catalizzatori necessari“. Non siamo però privi di scelta: possiamo anche decidere di non seguire le indicazioni del nostro daimon. In questo caso, la nostra vita non si completerà nel modo più consono a noi. Seguire il daimon significa decidere di sviluppare le nostre attitudini, anche se queste ci portano su una via impervia.
Se vuoi approfondire la visione evocativa di altre opere d’arte vai alla sezione: Visione evocativa
Le conferenze internazionali di Malak Mattar come impegno umanitario
Intanto, vediamo quali sono le attività internazionali di Malak Mattar in ambito umanitario rivolte alla testimonianza dei traumi di guerra, l’empowerment femminile e i progetti editoriali e benefici globali. Malak è profondamente convinta di dover rappresentare fisicamente e con la sua arte un riferimento mondiale di attivismo e resistenza culturale. Le conferenze internazionali, alle quali ha partecipato l’artista, hanno portato la voce delle vittime di Gaza nelle numerose università e istituzioni degli Stati Uniti e d’Europa tra il 2020 e il 2021.
Together for Palestine, un impegno totale di Malak Mattar
Malak Mattar, quindi, non si limita a esporre le sue opere nelle gallerie d’arte ma si impegna in progetti di grande respiro come la direzione artistica di “Together for Palestine“, del 17 settembre 2025, concerto organizzato da Brian Eno. Durante il mega-concerto benefico organizzato a nello stadio di Wembley, a Londra, da grandi nomi della musica, Malak ha curato la proiezione delle sue opere e di altre iconografie palestinesi sui maxischermi dell’arena, per sensibilizzare gli spettatori e l’opinione pubblica internazionale.
Sitti’s Bird: A Gaza Story una voce per i piccoli
Malak Mattar non si limita a mettere a disposizione dei grandi eventi le proprie opere. Per arrivare anche al pubblico più giovane ha scritto e illustrato il libro per bambini intitolato Sitti’s Bird: A Gaza Story (tradotto in italiano come L’uccellino di nonna). La traduzione in più lingue ha permesso a questo piccolo libro di diventare uno strumento umanitario e pedagogico che spiega ai bambini di tutto il mondo il trauma della guerra attraverso gli occhi di una bambina.
No Words, la Guernica di Malak Mattar
L’opera monocromatica intitolata No Words del 2024, nasce a Londra durante gli attacchi a Gaza. Malak ha scelto di utilizzare solamente una scala di grigi per documentare la guerra con un crudo documento visivo. La giovane artista ha raccolto le testimonianze reali di amici, familiari e pubblicate anche sui social media. Da queste testimonianze ha ricostruito la distruzione di ospedali, di siti archeologici, la sofferenza degli animali e il dramma degli sfollati. No Words per Malak Mattar è un “dovere di testimonianza“, tanto necessario in un periodo come il nostro, che vede il crollo della civiltà occidentale.

I ritratti del Sumud
Le opere più rappresentative della ricerca artistica di Malak Mattar sono I ritratti del Sumud (Resilienza). Protagoniste di questi dipinti sono donne con le spalle larghe, gli sguardi fieri, e aureole di dignità spirituale. In alcune opere le madri proteggono strenuamente i propri figli dagli attacchi della violenza che proviene dall’alto, dal cielo con le bombe e dal potere della politica e dell’economia. Malak ha partecipato all’evento intitolato “Donne, Arte e Resilienza” a Bologna e Rimini presso i Palazzi dell’Arte nel 2022.
La ghianda si schiude sotto le bombe
Nel 2014, a soli 14 anni, Malak è intrappolata a Gaza sotto i bombardamenti dell’Operazione Margine di Protezione. Questo evento provoca un trauma psicologico nella giovane. Possiamo immaginare il terrore della morte che però non ha schiacciato la sua anima. Invece, in quel momento di oscurità assoluta, la “ghianda” si spacca. Il Daimon spinge la piccola Malak ad afferrare una scatola di acquerelli economici della scuola e a dipingere per esorcizzare la sua angoscia. Secondo James Hillman questo è il momento nel quale avviene il risveglio improvviso del suo codice originario, l’attivazione della sua vera identità. La scelta di dipingere e trasferire le sue emozioni sulla carta, diventa un efficace atto terapeutico, valido non solo per chi dipinge, ma soprattutto per coloro che osservano le sue opere e attivano la visione evocativa, profonda ed empatica.2
Il genio dell’impegno e la resistenza al destino comune di Malak Mattar
Secondo la teoria di Hillman sviluppata nel contesto della psicoanalisi archetipica, di ispirazione mediterranea, le persone guidate da un Daimon forte manifestano precocemente la loro vocazione. Mostrano inoltre una grande forza interiore che li distingue dal contesto sociale che le circonda. Malak vive nella Striscia di Gaza, lontano dal mercato dell’arte o da accademie. Invece, Malak, grazie ai social media, comunica la sua arte e fa sentire la sua voce. Il Daimon di Malak spinge l’artista nel mondo, che realizza il proprio destino contro ogni ostacolo della geopolitica.
La metamorfosi di un’arte universale
Le opere che crea Malak Matar offrono meravigliosi esempi di visione evocativa, perché trasmettono a prima vista la loro dimensione umana e universale. Di fronte ad esse non possiamo limitare a guardare, dobbiamo attivare la visione, dobbiamo vedere oltre la superficie dipinta. Negli anni, il Daimon dell’artista cresce, Malak si trasferisce a Istanbul e poi a Londra alla Central Saint Martins. Nel 2023, in reazione all’inasprirsi della guerra, Malak abbandona i colori vivaci e dipinge in grigio per adattare lo strumento espressivo all’urgenza del presente, e per continuare a essere una testimone visiva e una custode della memoria del suo popolo.
Se vuoi approfondire la visione evocativa di altre opere d’arte vai alla sezione: Visione evocativa
Gli occhi sgranati: gli occhi dell’anima che ci osservano
Il pensiero di Hillman è basato sulla rivalutazione dell’anima, calpestata e vilipesa dai poteri contemporanei. La civiltà occidentale, che qualcuno descrive ormai in profonda crisi, si regge ideologicamente su un materialismo nichilista che vuole annientare l’umanità a favore del potere del denaro.
Le donne dipinte da Malak Mattar, hanno occhi enormi, sgranati o fissi. Nella cultura palestinese questo concetto si lega al Sumud (la ferma resilienza). Nella prospettiva di Hillman, quegli occhi sono lo sguardo del Daimon stesso. Sono gli occhi dell’anima che si rifiuta di chiudersi di fronte all’orrore, che assorbe il trauma del mondo e lo trasforma in un mito mediterraneo visivo ed eterno3. Le opere di Malak, le sue figure femminili raccontano così l’intera tradizione mediterranea, sono l’immagine archetipica che la sua anima custodisce da sempre.
Contatti
Il sito ufficiale di Malak Mattar
INSTAGRAM MALAK MATTAR
NOTE
(1) Per la teoria della Ghianda vedi James Hillman, Adriana Bottini (Traduttore), Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino.
(2) Vedi il fondamentale testo di Alain de Botton intitolato Arte come terapia.
(3) Per il concetto di civiltà mediterranea vedi le teorie di Federico Campagna, Magia e tecnica. La ricostruzione della realtà.
Bibliografia
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Federico Campagna, Magia e tecnica. La ricostruzione della realtà, Tlon, 2021, ISBN-10 8831498339 ISBN-13 978-8831498333
- James Hillman, Adriana Bottini (Traduttore), The Soul’s Code, 1997; Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino, Adelphi, 2009, ISBN-10 8845923630 ISBN-13 978-8845923630
- James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
- James Hillman, A Terrible Love of War, 2004; trad. Adriana Bottini, Un terribile amore per la guerra, Adelphi, Milano, 2005, ISBN 88-45-91954-4 ISBN-13 : 978-8845919541
- Malak Mattar, Sitti’s Bird: A Gaza Story, Crocodile Books, 2022, ISBN-10 1623718252 ISBN-13 978-1623718251
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