Il corpo consumato della Maddalena eremita, visione evocativa di una peccatrice redenta

Il corpo consumato della Maddalena, visione evocativa di una peccatrice redenta ci fa riflettere sulla nostra abitudine alla critica sociale. di Marco Rabino

Matteo Loves (Colonia ? – ante novembre 1647, Maddalena in contemplazione del crocefisso, 1630 circa, olio su tela, 84,5 x 111 cm, Fondazione Cavallini Sgarbi

La visione evocativa libera dagli schemi della cultura dominante, patriarcale e sessista, ci permette di andare oltre l’apparenza dell’immagine dipinta. La tradizione figurativa, di matrice cristiano-cattolica, ci ha trasmesso l’idea di una Maddalena pentita della sua vita di dissoluta. A partire dal Cristianesimo delle origini, la figura della Maddalena è stata assemblata con brandelli di altre esistenze. La sua però è solo una parvenza storica, che è servita al potere religioso per imporre la figura di una donna rispettabile, riservandole il ruolo di moglie e madre.

Liberiamoci di questi schemi e osserviamo finalmente la figura della Maddalena per quello che è: una donna emancipata che ha deciso di vivere il suo daimon. Il pensiero di importanti pensatori, quali la teologa italiana Adriana Valerio e il filosofo francese Jean-Luc Nancy, ci offre una strada verso la visione evocativa delle opere sulla Maddalena.

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La Maddalena: il simbolo cristiano del peccato femminile

Un simbolo potente quello della Maddalena, una figura che la tradizione ci restituisce frutto di una stratificazione di storie e leggende. Quello della Maddalena si può considerare un mito cristiano cattolico, quello della peccatrice pentita. Oggi, fortunatamente, in tanti rifiutiamo questa lettura e al mito della Chiesa Cattolica preferiamo quello della donna coraggiosa e appassionata. I pensatori laici la considerano un potente archetipo di emancipazione femminile, il simbolo di una spiritualità universale che trascende i dogmi religiosi.

La creazione del mito religioso della Maddalena peccatrice e penitente inizia nel 591: papa Gregorio Magno parla ai fedeli e disegna Maria Maddalena mettendo insieme tre donne che si trovano citate nei Vangeli. Maria di Magdala era una donna posseduta da sette demoni, probabilmente affetta da un disagio psichiatrico. Gesù la libera dal suo malessere e la donna è la prima testimone della sua Risurrezione. Maria di Betania è la sorella di Marta e Lazzaro. La peccatrice anonima è la fonte di questa narrazione. Nel Vangelo di Luca, partecipa in silenzio al banchetto in casa di Simone il fariseo, riga di lacrime i piedi di Gesù, li asciuga con i propri capelli e li unge con un olio profumato.

Il corpo consumato della Maddalena penitente nel deserto della fede

Ma quando la Maddalena si trasferisce all’interno di una grotta e diventa una eremita, nuda e scavata nel corpo? Jacopo da Varagine ne la Legenda Aurea traccia gli spostamenti della Maddalena dopo la resurrezione di Cristo. Maria Maddalena, insieme a Marta e Lazzaro, si trasferisce in Francia per convertire gli abitanti di Marsiglia, e trascorre gli ultimi trent’anni della sua vita in eremitaggio, all’interno di una grotta nel massiccio della Sainte-Baume. In alcuni dipinti la Maddalena è rappresentata in un deserto, si tratta di una rappresentazione simbolica del suo deserto spirituale. La donna si logora, porta all’estremo il suo corpo e assume quell’aspetto che Donatello ha eternato nella sua poetica scultura in legno.

A questo punto la storia subisce una ulteriore contaminazione. La figura di Maria Maddalena si fonde con quella di Santa Maria Egiziaca, vissuta tra il IV e il V secolo dopo Cristo. La giovane è una cortigiana che abita ad Alessandria d’Egitto. Si converte a Gerusalemme, si ritira in isolamento per quarantasette anni nel deserto oltre il Giordano. Maria Egiziaca vuole espiare i suoi peccati e piano piano i suoi abiti, simbolo di lussuria e mondanità, si lacerano e la lasciano nuda. Il dissolvimento della tela lascia il posto ai lunghi capelli che coprono il suo corpo provato ed emaciato.

Il teschio che, a volte, è raffigurato accanto alla figura della Maddalena è un memento mori, che ricorda il declino del corpo e l’abbandono della vanitas. Invece, il crocefisso che tiene fra le mani, ricorda l’amore verso il Cristo morto sulla croce (Canova, Francesco Hayez).

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La decostruzione contemporanea della figura della Maddalena

Maria Maddalena, nel Medioevo diventa, così, il simbolo della donna peccatrice che decide di riscattare il proprio passato umiliando il corpo. Gli strumenti di questa umiliazione sono il deserto, la nudità, i digiuni estremi e i capelli lunghi al posto delle vesti lussuose. Per Adriana Valerio (2020), filosofa, teologa e storica italiana, Maddalena è stata una leader carismatica, discepola prediletta e prima teologa e fondatrice del cristianesimo alla pari degli apostoli maschi. Adriana Valerio, ha rivalutato Maria Maddalena compiendo una rigorosa operazione di decostruzione storica e teologica. Pur rimanendo nel perimetro della tradizione cristiano-cattolica, Adriana Valerio rivaluta la Maddalena come una figura chiave per comprendere la sistematica cancellazione del potere femminile nella storia dell’Occidente.

Il corpo esposto e nudo della Maddalena

Il filosofo francese Jean-Luc Nancy, nel suo saggio intitolato “Noli me tangere” ha liberato il corpo della Maddalena dalla morale cattolica del peccato della carne. Il corpo della Maddalena è un simbolo filosofico della nuda esistenza, della fragilità e dell’apertura verso l’altro. Per Jean-Luc Nancy, noi siamo il nostro corpo. Il corpo è la pura esistenza nella sua forma più concreta, esposta e visibile. Il corpo espone l’anima, che non è separata dualisticamente da esso, si mostra al nostro sguardo come nel caso della Maddalena penitente, nuda e scarna. La sua anima è la sua immagine, come rappresentata da Donatello.

Antonio Canova, Maddalena Penitente, 1793-1796 circa, marmo e bronzo, 90 cm h, Genova, Palazzo Bianco presso Palazzo Doria-Tursi
Antonio Canova, Maddalena Penitente, 1793-1796 circa, marmo e bronzo, 90 cm h, Genova, Palazzo Bianco presso Palazzo Doria-Tursi

Nancy ci chiede di osservare il corpo della Maddalena: il corpo non contiene o nasconde l’anima, la rivela sulla pelle della donna eremita. Il filosofo utilizza il termine ex-scription (scrittura fuori) per spiegare che il corpo spinge il senso e il pensiero al di fuori di sé, verso il mondo. Il corpo della Maddalena, come di tutti noi, è il luogo in cui l’esistenza, la storia della Maddalena, smette di essere un’idea astratta e diventa una presenza fisica. La figura della Maddalena, anche se costruita con altre storie di donne, la vediamo rappresentata nella sua apparenza. La sua anima non è nascosta all’interno del corpo è rappresentata da come appare in questo momento ai nostri occhi, nelle grandi opere degli artisti che hanno saputo vedere.

Francesco Hayez, La Maddalena. Maria Maddalena, ante 1833, olio su tela, 118 x 149,5 cm. Milano, GAM, Galleria d'Arte Moderna
Francesco Hayez, La Maddalena. Maria Maddalena, ante 1833, olio su tela, 118 x 149,5 cm. Milano, GAM, Galleria d’Arte Moderna

Bibliografia

  • Jean-Luc Nancy, Corpus, Paris, Métailié, 1992; Antonella Moscati (traduttrice), Corpus, Cronopio, Napoli 1995
  • Jean-Luc Nancy, Tre saggi sull’immagine, trad. it. di Antonella Moscati, Cronopio, Napoli 2002; 2007, ISBN-10 8889446315 ISBN-13 978-8889446317
  • Jean-Luc Nancy, Le regard du portrait, Paris, Galilée, 2000; Raoul Kirchmayr (traduttore) Il ritratto e il suo sguardo, Raffaello Cortina, Milano 2000; 2002. ISBN-10 8870787389 ISBN-13 978-8870787382
  • Jean-Luc Nancy, La pelle delle immagini (con Federico Ferrari), Bollati Boringhieri, Torino 2003, ISBN 8833914488, 9788833914480
  • Jean-Luc Nancy, Noli Me Tangere. Essai Sur La Levee Du Corps, Bayard, 2003; Noli me tangere. Saggio sul levarsi del corpo, F. Brisochi (Traduttore), Bollati Boringhieri, Torino 2005
  • Jean-Luc Nancy, Le corp de l’art; Il corpo dell’arte, Mimesis Edizioni, 2014, ISBN-10 8857525058 ISBN-13 978-8857525051
  • Paola Springhetti, Maria Maddalena nell’arte, AVE Collana: Imago, 2026, EAN: 9788832715330
  • Adriana Valerio, Maria Maddalena. Equivoci, storie, rappresentazioni, Il Mulino, 2020, ISBN-10 8815286675 ISBN-13 978-8815286673

I riferimenti ad autori e alle teorie che utilizzo nella visione evocativa di un’opera d’arte sono molti e sono attribuiti con gratitudine nella copiosa bibliografia che trovi su questa pagina: la visione evocativa dell’opera d’arte.

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