HERE 2026, nell’anno del decennale, si trasferisce nell’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo di Torino che si trasforma in un ambiente vitale gravido di futuro.
di Marco Rabino
In questo articolo festeggiamo un traguardo davvero importante. Conoscete HERE? Questa rete spontanea d’arte contemporanea ha piantato le proprie radici creative, nel lontano 2016, tra le pietre monumentali della Cavallerizza Reale, a Torino. Per anni, le spore della creatività indipendente si sono diffuse in quella corte sabauda, trasformandola in un vero e proprio tempio di riappropriazione artistica.
HERE 2026 si trasferisce all’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo di Torino
Sarete sicuramente d’accordo con me: il contrasto tra il fasto aristocratico originario e l’urgenza dell’arte indipendente hanno saputo generare, in quel decennio, una frizione estetica unica. Oggi, a dieci anni di distanza, siamo finalmente giunti al compimento di una trasmutazione radicale. HERE 2026 abbandona le scuderie del centro per insediarsi nel cuore pulsante dell’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo. Come in un autentico processo alchemico metropolitano, la manifestazione raggiunge così la sua Rubedo, manifestandosi vivida e compiuta nel centro geometrico della nostra città magica.
Come sempre, vi propongo di indossare le lenti del mio sguardo evocativo: prepariamoci a uscire per partecipare a HERE 2026, ma prima celebriamo insieme questa festa dell’arte partecipata. Lasciatemi usare parole quasi rituali: in questo slittamento geografico si compie un profondo atto di risignificazione sociale e artistica. Se la Cavallerizza rappresentava la fortezza da difendere e aprire alla cittadinanza, l’Ex Mercato Ittico – una cattedrale laica di piastrelle bianche e azzurre, rimasta muta dal 2021 – posiziona l’arte direttamente nel “ventre” di Torino, all’interno del mercato all’aperto più grande d’Europa.

Porta Palazzo il quartiere-laboratorio della città
La forza di questo gesto è dirompente! Sappiamo bene che Porta Palazzo è un quartiere-laboratorio, da sempre emblema di incroci migratori, baratti culturali e stratificazioni antropologiche. L’evento diventa quindi il crogiuolo sociale nel quale si compie la coagulazione della comunità artistica e locale: le opere d’arte smettono di essere oggetto di contemplazione protetta e si fanno presidio di rigenerazione, stimolando una riflessione collettiva sul riuso degli spazi urbani abbandonati.
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Appropriandosi di un luogo svuotato e privo di vita, la manifestazione compie una vera resurrezione sociale. Le installazioni non dialogano più con il vuoto sfarzoso delle corti reali, ma assorbono l’energia immaginifica, i contrasti e i profumi della piazza circostante, dimostrando che l’arte indipendente ha ancora il potere di far parlare i luoghi rimasti in silenzio. La magia di HERE si rinnova: dopo aver trasmutato i fasti sabaudi dimenticati dalla storia, l’arte si sposta finalmente tra le braccia e le storie della cultura popolare.

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La storia di HERE
Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo: vi va di seguirmi nei corridoi della memoria? Per capire la genetica profonda di questa Rubedo, dobbiamo per forza risalire all’origine del trauma psicogeografico. È il 23 maggio 2014, ore 14:45. Un orologio sulla facciata del vecchio maneggio dei Savoia si ferma, proprio mentre cittadini e artisti decidono di riaprire quel gigante di 21.000 metri quadrati per sottrarlo alla privatizzazione. Lì, in quella che diventerà la Cavallerizza Irreale, si attiva una sinapsi collettiva sotterranea. Non si è trattato di una semplice occupazione, ma di una pulizia rituale: prima si spazzavano via i detriti e la polvere dalle stanze abbandonate, poi si allestivano le mostre. La magia comincia!
Dal 2016 al 2019, per quattro edizioni consecutive, quel luogo ha ospitato oltre cinquecento artisti e quarantamila visitatori, nutrendosi solo di offerte libere e cibi condivisi. Poi, lo sappiamo, la realtà ha presentato il conto. Un incendio alle Pagliere alle prime luci dell’alba, i sigilli, le porte murate della comunità e, infine, lo sgombero del novembre 2019. Oggi, mentre un cantiere da 35 milioni di euro trasforma quegli storici spazi autogestiti in aule istituzionali e suite d’hotel a cinque stelle, HERE sceglie l’ironia protettiva del non arrendersi. Invece di piangere sulle macerie del passato, l’intelligenza emotiva della rete si sposta. Riapre le sue officine permanenti all’Ex Mercato del Pesce il 29 ottobre 2026. Gli spazi occupati si possono murare; i flussi neurali di una comunità in cammino, evidentemente, no.

HERE 2026 il flusso di una umanità inarrestabile
Allora, facciamo un respiro profondo. Uniamoci a questo flusso di umanità inarrestabile e varchiamo la soglia dell’Ex Mercato Ittico di Porta Palazzo. Sentite anche voi questa vertigine? Stiamo partecipando a una trasmutazione urbana che potrebbe ridefinire la mappa emotiva di tutta la città. Per muoverci tra queste navate, ho deciso di non camminare da solo: mi sono fatto affiancare da due padrini d’eccezione, due autentici maestri di percorso. Ho evocato la sensibilità febbrile di Charles Baudelaire e la psicologia archetipica di James Hillman. Ma aspettate… fate un passo indietro con me. Non ho alcuna intenzione di salirvi in cattedra, né di annoiarvi recitando saggi accademici o sciorinando fredde citazioni poetiche.
No. Il pensiero di questi maestri serve ad alimentare una funzione organica: la mia visione evocativa. Come un medium contemporaneo, mi limito a sintonizzare la mia frequenza sulla loro. E così, inizio a percorrere i corridoi risonanti del mercato ittico con lo sguardo del flâneur baudelairiano, quel recettore bio-estetico capace di scorgere “foreste di simboli” e corrispondenze segrete tra le crepe e le rughe della modernità. È in questo preciso istante che lo sguardo si fa profondo, diventando lo strumento perfetto per captare l’Anima Mundi che Hillman attribuiva agli spazi urbani. Un luogo dismesso, dopotutto, non è mai un vuoto pneumatico, un guscio privo di senso. È un organismo psichico temporaneamente silenziato. Una cattedrale laica di memorie che attende solo una stimolazione sinaptica per essere riattivata nella sua dimensione più intima ed esistenziale.
HERE 2026, un ambiente vitale gravido di futuro
Mettetevi comodi e provate a immaginarlo. Per noi visitatori, l’esperienza di HERE 2026 si manifesta come un atto di evocazione profonda, quasi viscerale. Camminare oggi sotto queste ampie campate, calpestando le vecchie superfici commerciali, significa decifrare i geroglifici visivi del passato mercantile attraverso i linguaggi pulsanti del presente. È un vero e proprio cortocircuito sinaptico. In questa prospettiva evocativa, la rigenerazione urbana si spoglia finalmente di ogni fredda logica burocratica o di calcolo immobiliare. Diventa alchimia pura, poetica e psicologica al tempo stesso.
Pensateci: risvegliare l’anima dell’Ex Mercato Ittico non è un semplice esercizio di stile, ma significa riconnettere la cittadinanza alle sue risonanze invisibili, a quelle storie sommerse che la fretta quotidiana rischia di cancellare. È così che compiamo il miracolo più grande: trasformiamo lo spazio abbandonato da spettro malinconico del passato a un ambiente vitale, neuro-esteticamente attivo e, soprattutto, gravido di futuro.
Il sito ufficiale di HERE
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Bibliografia
- Charles Baudelaire, Le Peintre de la vie moderne, 1863,
- Charles Baudelaire, Les Fleurs du Mal, 1857
- Charles Baudelaire, Le Spleen de Paris, pubblicato postumo nel 1869
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Massimo Fioranelli, La mente estetica. Neuroestetica, cuore e cervello, Mimesis, 2026, ISBN-13 979-1222333229
- Thomas Fuchs (Autore), Selene Mezzalira (Traduttore), Ecologia del cervello. La mente incarnata e l’ambiente, Astrolabio Ubaldini, 2021, ISBN-10 8834018036 ISBN-13 978-8834018033
- James Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
- James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
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