Art as therapy di Alain de Botton: nella tradizione filosofica e della cultura occidentale si trovano conferme alla teoria del filosofo svizzero. di Marco Rabino
I riferimenti della teoria di Alain de Botton nella tradizione
Alain de Botton e John Armstrong nel 2013 hanno pubblicato un saggio divulgativo intitolato Art as therapy. Alain de Botton è un filosofo svizzero che, con l’aiuto dello storico dell’arte John Armstrong, ha individuato sette aree dell’esperienza umana nelle quali l’opera d’arte agisce come farmaco esistenziale. I due autori sono fini intellettuali, nel loro testo si possono rintracciare collegamenti con le teorie di grandi pensatori del passato e del contemporaneo. Questi riferimenti supportano la forza della teoria di Alain de Botton che ha le sue radici nella migliore tradizione del pensiero occidentale.
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La memoria
Nella funzione della Memoria, ritrovo alcune idee dell’iconologo Aby Warburg che ha coniato il termine di engramma: una situazione, una posizione, un particolare fisico che ricorre nella tradizione figurativa per rappresentare un tema iconografico, uno stato emotivo o mentale. Il filosofo Walter Benjamin ha messo in evidenza come le opere d’arte conservino l’«aura» di un momento storico ed emotivo, agendo come frammenti di memoria collettiva. Alain de Botton riserva alla sua interpretazione una dimensione più intima, utile alla cura della mente e più legata all’esperienza personale.
La speranza
Per quanto riguarda la Speranza, l’insegnante e saggista statunitense Scarry Elaine (Sulla bellezza e l’essere giusti), sostiene che la bellezza artistica generi ottimismo e un impulso innato a proteggere il mondo. Il filosofo coreano-tedesco Byung-Chul Han (Der Geist der Hoffnung, 2024 (Lo spirito della speranza)) individua nella bellezza artistica (citando in particolare i dipinti di Anselm Kiefer) il “luogo” primario della speranza. La sua è nuovamente una terapia della visione: la nostra è un’epoca dominata dalla paura, dall’iper-connessione e dal consumo ràpido. Il pittore tedesco Gerhard Richter afferma che «L’arte è la forma più alta di speranza», anche se rappresenta immagini tragiche.
Contemplare la vera bellezza richiede una sosta silenziosa, (quella che io chiamo visione evocativa). Questa pratica sottrae l’umanità dal nichilismo contemporaneo, offrendo uno slancio vitale verso il futuro. Il filosofo britannico Roger Scruton (La bellezza) ci ricorda che il XX e il XXI secolo hanno visto il trionfo del “culto della bruttezza” e del dissacrante nell’arte moderna. Invece, la bellezza e l’armonia compositiva non sono un lusso superficiale, ma una necessità consolatoria. Riscattano il mondo dalla totale dissacrazione, offrono la speranza che ci sia un ordine spirituale superiore. Inoltre, riducono la nostra psicosi di spaesamento e ci aiutano a trovare il nostro posto nell’universo.
Il dolore dignitoso
Per Arthur Schopenhauer la vita è sofferenza, ma la contemplazione estetica dell’arte offre una via di fuga temporanea, trasformando il dolore individuale in pura conoscenza universale. Una visione del dolore come momento necessario per l’essere umano si ritrova nel pensiero dello psicanalista, allievo di Jung, James Hillman. Con la sua teoria del soul-making (fare anima), Hillman sostiene che i momenti di depressione, malinconia e ferite psicologiche non vadano “curati” o cancellati clinicamente con una pillola, ma ascoltati e nobilitati. La dimora delle nostre ferite sono i miti, le immagini e le tragedie dell’arte. L’opera d’arte non cancella la sofferenza, ma le dà una dignità universale, trasformando una patologia privata in una rappresentazione di valore collettivo.
L’Equilibrio
Il filosofo e poeta tedesco romantico Friedrich Schiller (Lettere sull’educazione estetica dell’uomo) propone un possibile equilibrio ottenuto grazie all’arte, che unisce l’istinto sensibile e quello razionale, agendo come forza equilibratrice per l’essere umano. Invece, Carl Gustav Jung ha indicato come l’uso dei mandala e dell’espressione artistica attivino gli archetipi capaci di compensare gli squilibri della psiche conscia, integrando l’ombra e gli opposti.
L’Autocomprensione
Il celebre psicanalista Sigmund Freud, ha considerato l’arte come l’espressione dei desideri inconsci (sublimazione). L’osservazione di un’opera d’arte, per Freud, equivale a decifrare i simboli della nostra stessa mente. Oggi, le teorie freudiane sono in parte superate, ma la sua visione permette, perlomeno, di riflettere su una possibilità terapeutica della visione evocativa dell’opera d’arte. La filosofa e scrittrice irlandese naturalizzata britannica Iris Murdoch ha spiegato come l’arte onesta ci costringa a guardarci dentro senza illusioni, liberandoci dall’egoismo e portandoci alla chiarezza interiore. Nata nel 1919, Iris Murdoch ha studiato letteratura greca e latina, storia antica e filosofia al Somerville College di Oxford, Iris e filosofia al Newnham College a Cambridge dove frequenta delle lezioni di Ludwig Wittgenstein.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, in Belgio, incontra il filosofo Jean-Paul Sartre che ha una certa influenza sul suo pensiero. Nella raccolta di saggi del 1970 (The Sovereignty of Good), Iris Murdoch teorizza la distinzione fondamentale tra l’arte onesta (o grande arte) e l’arte fantastica (o cattiva arte). L’arte onesta ci costringe a guardare la realtà oggettiva fuori di noi, liberandoci dalle nostre ossessioni egoistiche (unselfing) (de-centramento del sé). L’arte fantastica è una forma di consolazione indulgente e fittizia che nutre il nostro “sogno egoistico“, attraverso immagini che esaltano le nostre ansie, oppure ci forniscono facili scappatoie dalla realtà.
Nell’arte fantastica di Iris Murdoch, mi pare di poter collocare molta della produzione di immagini della pubblicità e dei social. Anche James Hillman ha condannato queste immagini per la loro azione negativa e “pornografica“.
La Crescita
Crescere significa superare i nostri pregiudizi. Il filosofo tedesco Hans-Georg Gadamer allievo di Martin Heidegger, padre dell’ermeneutica moderna, sostiene che osservare l’arte promuove una “fusione di orizzonti” (Horizontverschmelzung) che espande la nostra mente e ci costringe a ridiscutere i nostri preconcetti. La filosofa statunitense, Martha Nussbaum sostiene che la letteratura e l’arte coltivino l’immaginazione narrativa, la capacità fondamentale di mettersi nei panni dell’altro, abbattendo le barriere dell’intolleranza.
Per applicare la visione di Alain de Botton occorre entrare nella sua prospettiva e compiere un atto di fede. Pur essendo un filosofo, Alain de Botton, diffonde le sue idee durante conferenze molto seguite nelle quali instaura con il suo pubblico un rapporto molto vicino alla seduta terapeutica collettiva. Inoltre, consideriamo che osservare un’opera d’arte in forma di visione evocativa non è un’operazione facile all’interno di un museo, o di un altro spazio pubblico. Il supporto di una persona esperta, o di qualcuno che condivide la stessa idea, permette di affrontare la visione, aiuta la concentrazione e il senso dismarrimento.
Un perfetto esempio di visione evocativa si trova nella conversazione tra James Hillman e Silvia Ronchey, pubblicata nel testo intitolato L’ultima immagine del 2023. I due autori visitano insieme i mosaici di Ravenna e registrano le loro conversazioni, nelle quali individuano i princìpi fondamentali delle teorie di Hillman e mettendo a fuoco la storia, la cultura e l’estetica della cultura bizantina.
La Rivalutazione
L’osservazione consapevole dell’opera d’arte ci insegna a rivalutare le persone, la natura, le situazioni che per abitudine o disattenzione abbiamo trascurato. Il filosofo esistenzialista tedesco Martin Heidegger grazie alle lezioni dello storico dell’arte Wilhelm Vöge (1868-1952), presso la Albert-Ludwigs-Universität di Friburgo, si avvicinò alla pittura di Vincent van Gogh. Nel saggio L’origine dell’opera d’arte (1935-1936), che nasce da una conferenza del 1935, usa il dipinto delle scarpe di un contadino di Van Gogh, per dimostrare come l’arte sveli la verità e la dignità intrinseca delle cose quotidiane.
Secondo il filosofo l’arte non è un semplice oggetto di piacere estetico, ma il luogo in cui si manifesta la verità dell’essere (“disvelamento della verità dell’essere” (aletheia). L’arte non serve ad uno scopo pratico. Prendendo come esempio le scarpe dipinte da Vincent Van Gogh, Heidegger dimostra che l’arte ha il potere di svelare l’essenza profonda delle cose. Le scarpe dipinte raccontano la fatica dei passi nei campi del contadino, l’ansia per il raccolto, la durezza della terra e la minaccia della fame.
Il panorama contemporaneo
Il filosofo contemporaneo Alva Noë, in un certo senso, riprende la distinzione di Heidegger tra oggetto d’uso comune e opera d’arte. L’arte è uno strano strumento che ci impone di riflettere su noi stessi. Inoltre, l’arte è una tecnologia di indagine che disvela e mette a nudo la struttura della nostra stessa percezione. Secondo Heidegger noi ci rendiamo conto dello strumento solo quando si rompe, altrimenti lo utilizziamo senza pensare al suo uso. Per Alva Noë l’opera d’arte evidenzia e mette in crisi i nostri comportamenti strutturati per permetterci di comprenderli e riorganizzarci.
Byung-Chul Han, filosofo contemporaneo, ci chiede di riscoprire la lentezza e la contemplazione delle piccole cose e dei rituali, per contrastare l’iper-produttività della società moderna. Questa attività si presta esattamente alla visione evocativa, necessaria a entrare in contatto con l’opera d’arte, concepita come antidoto alla superficialità.
Bibliografia
- Byung-Chul Han, Der Geist der Hoffnung, 2024; Lo spirito della speranza
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Hans-Georg Gadamer, Wahrheit und Methode, 1960; Verità e metodo, tr. it. di G. Vattimo, Bompiani, Milano 1983; Verità e metodo 2, tr. it di R. Dottori, Bompiani, Milano 1996
- James Hillman, Silvia Ronchey, L’ultima immagine, Rizzoli, 2023 ISBN-10 881717615X ISBN-13 978-8817176156
- Martin Heidegger, Der Ursprung des Kunstwerkes 1935-1936; G. Zaccaria (a cura di), I. De Gennaro (a cura di, Traduttore), Marinotti, 2000, ISBN-10 8882730115 ISBN-13 978-8882730116
- Iris Murdoch, The Sovereignty of Good; La sovranità del bene, 1970, Introd. e trad. a cura di Giuliana Di Biase, Collana Cultura dell’anma.Nuova Serie, Carabba, Lanciano, 2005 ISBN 978-88-88340-88-3
- Iris Murdoch, The Fire and the Sun, 1977; Il fuoco e il sole: perché Platone condannò gli artisti, SugarCo, 1981
- Martha Nussbaum, Cultivating Humanity: A Classical Defense of Reform in Liberal Education, 1997; trad. it: Coltivare l’umanità. I classici, il multiculturalismo, l’educazione contemporanea, Roma 2006
- Elaine Scarry, Sulla bellezza e sull’essere giusti, traduzione di Romano Salvatore, Milano, Il Saggiatore, 200, ISBN 88-428-0988-8
- Roger Scruton, Beauty, OUP Oxford, 2009, ISBN-10 019955952X ISBN-13 978-0199559527; La bellezza. Ragione ed esperienza estetica, VITA E PENSIERO, 2010, ISBN-10 8834319192 ISBN-13 978-8834319192
- Aby Warburg, Bilderatlas Mnemosyne (Atlante delle immagini Mnemosyne – 1924–1929
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