Coup de tête è una scultura dell’artista algerino Adel Abdessemed che ci aiuta a ricordare per imparare a vedere.
di Marco Rabino
Adel Abdessemed, Coup de tête, 2012, fusione in bronzo, h 500 cm. Parigi, Centre Pompidou
Coup de tête di Adel Abdessemed: lo shock della memoria secondo Alain de Botton
Cosa vi è passato per la mente quando avete visto un calciatore colpire brutalmente un avversario? Ricordate: il silenzio della folla, poi il boato che esplode dagli spalti. Non è tifo da stadio, è la reazione biologica immediata dell’inconscio collettivo. Anche a me capita, dopo anni spesi a osservare le immagini dei media, di interrogarmi su questo shock. Di sentire la ragione che esita. Insieme a voi voglio rivivere il colpo di testa di Zidane a Materazzi del 2006. Cediamo alla tentazione di cercare il video su YouTube, scandagliamo la superficie lucida di una delle sculture più controverse del calcio: la statua esposta al Centre Pompidou.
Per evitare di concentrarci solo sulla fronte di Zidane che impatta il petto dell’avversario, o sulla smorfia improvvisa del giocatore italiano, chiediamo aiuto a un formidabile terapeuta della psiche contemporanea: lo scrittore e filosofo Alain de Botton. Con la confortante autorevolezza del suo saggio Arte come terapia appoggiato sul tavolino, proveremo a sentire come un’aggressione fisica così violenta possa trasformarsi nel dispositivo perfetto per correggere la nostra fragile memoria. Respiriamo a fondo. Iniziamo a vedere.
La testata di Zidane a Materazzi non è solo spettacolo
Guardate attentamente i due calciatori, non passate oltre, attiviamo la visione evocativa. Lo scultore algerino Adel Abdessemed non ha scolpito una scena morale o vincente. Tutt’altro. È un ritratto limbico di Zidane e del suo rivale, un’istantanea della scarica adrenalinica. Avete presente il potere di ricomposizione emotiva descritto da De Botton? Quella totale, istintiva identificazione con i conflitti in campo. Ecco, dimenticatela. Il nostro maestro di percorso fa appello alla tensione che ci spinge a uscire dalla nostra zona di comfort emotiva, per identificarci con un’icona che ha saputo armonizzare l’eterno strappo tra ragione ed emozione.
Non frammenta la nostra emotività. Il volto contratto di Materazzi, il corpo di Zidane che assale violentemente l’avversario, non sono un espediente celebrativo. Sono la contrazione muscolare del conflitto sociale. Questa scultura diventa un dispositivo di memoria perché cristallizza uno scontro della carne e lo mostra nella sua crudezza, obbligandoci a ripensare ai nostri conflitti interiori. Non c’è solo adrenalina in questa visione evocativa. Solo la verità nuda della carne che colpisce.
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Accogliamo la provocazione di Adel Abdessemed e azzeriamo la nostra ansia da comprensione
Giunti a questo punto del percorso, de Botton ci propone la sua vertigine teorica: l’arte autentica è “un meraviglioso dispositivo che cura le ferite della psiche frammentata”. Il vostro equilibrio vacilla? Reggetevi forte, mantenete la rotta esistenziale. Abbiamo scoperto che nella spinta del corpo di Zidane o nella smorfia di dolore di Materazzi non si nasconde un messaggio sportivo, una dichiarazione stilistica che dovete comprendere per sentirvi all’altezza del museo. Sganciate la frizione della mente.
La verità di Adel Abdessemed è una “violenza senza violenza” perché si risolve tutta nella chimica del nostro sguardo, esposta nella sua nuda e cruda presenza. L’urto della testa di Zidane che impatta il petto di Materazzi non è il colpevole gesto di un violento qualsiasi. È la rigidità geometrica della tensione di gara che si fa corpo. Lo scultore ha usato la potenza modellante del metallo fuso come un sensore, per provocare una frattura nella nostra quiete cerebrale e far vibrare la carne. Quindi distendiamo le nostre fibre nervose e stringiamo un accordo. Azzeriamo l’ansia da comprensione. Accogliamo la provocazione di questa scultura. Smettiamo di guardare. Iniziamo a vedere.

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Bibliografia
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- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- Massimo Fioranelli, La mente estetica. Neuroestetica, cuore e cervello, Mimesis, 2026, ISBN-13 979-1222333229
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I riferimenti ad autori e alle teorie che utilizzo nella visione evocativa di un’opera d’arte sono molti e sono attribuiti con gratitudine nella copiosa bibliografia che trovi su questa pagina: la visione evocativa dell’opera d’arte.
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