Case a Feriolo di Leonardo Dudreville ritrae un angolo del borgo vicino al comune di Baveno, situato sulle sponde del Lago Maggiore.
Leonardo Dudreville, Case a Feriolo, 1945 olio su cartone, 19 x 14 cm. Verbania, Museo del Paesaggio, legato Cesare Trincheri
L’opera Case a Feriolo è un dipinto a olio su cartone di piccole dimensioni (19 x 14 cm) realizzato nel 1945 dal pittore veneziano, ma milanese d’adozione, Leonardo Dudreville. Il dipinto appartiene alla collezione permanente del Museo del Paesaggio di Verbania, giunto all’istituzione grazie al prestigioso legato testamentario di Cesare Trincheri.
Indice
Descrizione
Il dipinto restituisce uno scorcio intimo e raccolto della frazione di Feriolo, nel comune di Baveno, affacciato sulle sponde del Lago Maggiore. Al centro dell’inquadratura ravvicinata si allineano le facciate semplici di alcune abitazioni di pescatori e residenti del borgo lacustre. Dudreville isola il soggetto tagliando fuori le grandi aperture panoramiche del Verbano, concentrandosi sulla concretezza volumetrica delle architetture. Le case, descritte con rigore geometrico, mostrano tetti spioventi e pareti intonacate di giallo su cui si aprono finestre simmetriche. Pochi elementi vegetali, come fronde d’alberi che spuntano dai cortili e dai margini della strada, ammorbidiscono la severità delle strutture murarie.
Interpretazioni e simbologia
In linea con le ricerche del secondo dopoguerra dell’artista, lo scorcio urbano abbandona le storiche velleità celebrative per farsi frammento di una meditazione silenziosa sul concetto di appartenenza e di stabilità quotidiana. Case a Feriolo non celebra il progresso o l’ideale monumentale, ma simboleggia il rifugio, il ritorno a una dimensione umana e protetta dopo i traumi storici del conflitto mondiale appena concluso. Il borgo lacustre si trasforma in un teatro della memoria e della quiete, dove l’architettura umile e solida rappresenta la persistenza del tempo e la resistenza delle cose semplici di fronte alla precarietà dell’esistenza.
I committenti, le collezioni, la storia espositiva e la collocazione
La tavoletta nacque come libera ricerca dal vero condotta dal pittore durante i suoi frequenti soggiorni sul Lago Maggiore. L’opera entrò nelle collezioni private della famiglia Trincheri, legata a Dudreville da una profonda stima e da frequenti committenze ritrattistiche. Attraverso il legato di Cesare Trincheri, il dipinto è pervenuto al Museo del Paesaggio di Verbania, trovando una collocazione ideale a Palazzo Viani Dugnani, dove documenta splendidamente lo sviluppo della pittura di paesaggio italiana nella metà del Novecento. Il dipinto è firmato e datato in basso a sinistra.
L’artista e la società. La storia dell’opera
Realizzato nel 1945, il dipinto fa parte di una fortunata e intensa serie di vedute che il maestro eseguì a Feriolo e nelle località adiacenti del Verbano durante gli anni Quaranta, periodo in cui decise di stabilirsi stabilmente a Ghiffa. Nonostante le ridotte dimensioni da taccuino di viaggio, l’opera ha goduto di una notevole fortuna espositiva moderna.
Il parere dell’esperto
La critica d’arte contemporanea individua in questo piccolo cartone il perfetto compimento del celebre motto programmatico dell’artista: «Idee chiare, chiaramente espresse». Gli studiosi evidenziano come Dudreville, pur muovendosi su una superficie estremamente ridotta, riesca a infondere in Case a Feriolo una solidità strutturale impeccabile. Gli esperti sottolineano che l’opera si distacca sia dalle rigidità retoriche del primo Realismo Magico sia dalle scomposizioni delle avanguardie storiche, approdando a un iperrealismo lirico e oggettivo capace di cogliere l’essenza geometrica e poetica del paesaggio senza cedere a facili sentimentalismi di maniera.
Contesto storico
Il 1945 segna la fine della Seconda guerra mondiale e la liberazione dell’Italia dall’occupazione nazifascista. È un momento di profonda rifondazione morale, politica e culturale per l’intero Paese, segnato dalle macerie della guerra ma anche da un potente desiderio di ricostruzione. Nel mondo intellettuale, molti artisti sentono l’esigenza di abbandonare i grandi temi storici o di propaganda del ventennio per ritirarsi in una dimensione più intima, rintracciando nella quiete della provincia e nella verità dei paesaggi locali un punto di partenza incontaminato da cui ridefinire l’identità civile e culturale italiana.
Contesto artistico
Leonardo Dudreville fu tra i firmatari e i fondatori del movimento Novecento italiano nel 1922, fortemente sostenuto da Margherita Sarfatti. Dopo aver attraversato la stagione divisionista e l’avanguardia milanese con il gruppo Nuove Tendenze, l’artista fu un esponente di spicco del “ritorno all’ordine“. Tuttavia, già dalla metà degli anni Venti si dimise dal gruppo per perseguire una strada di assoluta indipendenza stilistica. Negli anni Quaranta, la sua pittura dialoga a distanza con il chiarismo lombardo e con le poetiche del paesaggio finite e strutturate, opponendosi sia agli imminenti astrattismi del dopoguerra sia alle rigidità monumentali precedenti.
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Lo stile
Lo stile del dipinto si fonda su un realismo analitico e lucido, depurato da qualsiasi sfaldamento impressionista. Dudreville definisce le forme delle case attraverso una linea di contorno nitida, ferma e geometrica, che isola i volumi nello spazio con la precisione di un disegno architettonico. I dettagli non sono descritti con minuzia aneddotica, ma sintetizzati in piani plastici compatti che conferiscono al piccolo cartone una monumentalità insospettabile, priva di retorica e totalmente focalizzata sulla pura stabilità strutturale della veduta.
La tecnica
Dal punto di vista esecutivo, l’opera è un olio su cartone condotto con una stesura magra, controllata e di estrema precisione geometrica. Dudreville applica il colore per campiture piatte e stadi uniformi, riducendo al minimo gli spessori materici per preservare la totale levigatezza e pulizia ottica della superficie. Il supporto del cartone, solido e assorbente, asseconda la ricerca di un’atmosfera opaca e ferma. Sotto la superficie pittorica si avverte la presenza di un disegno preparatorio rigoroso, indispensabile all’artista per calibrare i millimetrici rapporti proporzionali tra le facciate e le aperture delle finestre.
Il colore e l’illuminazione
La gamma cromatica si assesta su accordi sobri e naturalistici, dominati dalle tonalità calde dei muri intonacati (gli ocra, i grigi caldi e i bianchi sporchi) che dialogano con i toni bruni e rossastri delle coperture dei tetti. A questa dominante terrosa si contrappongono i verdi profondi e controllati della vegetazione circostante. La luce è tersa, limpida e zenitale; essa si diffonde uniformemente sui tetti e sulle facciate, eliminando i forti contrasti chiaroscurali violenti per favorire una totale e immobile leggibilità dei volumi, immergendo lo scorcio in una stasi cristallina.
Lo spazio
La costruzione spaziale è orchestrata mediante una prospettiva ravvicinata che comprime l’azione sul primo piano. Dudreville rinuncia alle ampie linee di fuga del paesaggio lacustre per strutturare una scatola prospettica ravvicinata, delimitata dallo sviluppo frontale e leggermente obliquo delle facciate delle case a sinistra. La profondità non viene definita da ampi salti di scala, ma suggerita dal sottile sovrapporsi dei volumi architettonici e dall’emergere controllato delle fronde degli alberi dai cortili interni, misurando lo spazio in modo intimo e misurato.
La composizione e l’inquadratura
L’impianto geometrico si articola su un rigoroso bilanciamento di linee orizzontali e verticali generate dai profili delle case, dalle paraste e dalle aperture delle finestre. Il taglio fortemente ravvicinato conferisce alla scena una struttura compatta e quadrangolare, quasi fotografica nella sua selezione del frammento urbano. Le linee di forza principali seguono l’andamento geometrico dei tetti spioventi, che creano un ritmo spezzato e armonioso in alto. Si spezza così la staticità delle facciate sottostanti, garantendo un perfetto e meditato equilibrio compositivo.
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Bibliografia
- P. Thea, Dudreville. Opere su carta (1905-1967). Catalogo della mostra (Milano, 1987), Mazzotta, 1987, ISBN-10 8820207613 ISBN-13 978-8820207618
- Elena Pontiggia, Dudreville. Catalogo della mostra (Milano, Galleria Gian Ferrari, 1994; Verona, Galleria dello Scudo, 1995; Monza, Galleria Antologia, 1995), Charta, 1994, ISBN-10 8886158947 ISBN-13 978-8886158947
- Claudia Gian Ferrari, Leonardo Dudreville. Il romanzo di una vita, Charta, 1995, ISBN-10 8886158971 ISBN-13 978-8886158978
- E. Gregotti, Elena Pontiggia, Dudreville. Tendenze futuriste 1910-1917, Charta, 1996, ISBN-10 8881580829 ISBN-13 978-8881580828
- Francesco Parisi (a cura di), Leonardo Dudreville e Nuove Tendenze L’avanguardia negli anni Dieci, Silvana, 2022, ISBN-10 8836652700 ISBN-13 978-8836652709
- Stefano Martinella, Cinquanta capolavori del Museo del Paesaggio, Museo Del Paesaggio, 2019, EAN ISBN-13 9788832192032; ISBN-10 8832192039
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La data dell’ultimo aggiornamento della scheda è: 3 novembre 2026.
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