Giants, Peeking at the City di JR, visione evocativa dell’anima urbana, racconta un caso di riqualificazione artistica nell’Avana.
di Marco Rabino
JR (Jean René), Giants, Alain, April 13, 08.22 p.m., Havana, Cuba, 2019, carta e colla d’amido, parete esterna dell’ex cinema Águila de Oro, nel Barrio Chino de L’Avana, a Cuba, Courtesy Galleria Continua
Ma chi l’ha detto che l’arte contemporanea non ha un’anima? Io questa affermazione la metto fortemente in dubbio quando osservo opere come il murale realizzato da JR alla Biennale dell’Avana del 2019, intitolato Giants, Peeking at the City, in Italia conosciuto come “Il bambino gigante che spia la città“. Tentiamo allora una visione evocativa di questo poetico murale di JR.
JR, il cui vero nome è Jean René, è un fotografo e street artist francese. È noto internazionalmente per i suoi grandi murales in bianco e nero che incolla sulle facciate architettoniche. Giants, Peeking at the City è un’arte pubblica ed effimera che si presta perfettamente a raccontare l’anima della città. Questo grande bambino disteso, che si arrampica su un muro per sbirciare dalla parte opposta, si trova sulla parete esterna dell’ex cinema Águila de Oro nel Barrio Chino dell’Avana a Cuba — diciamo che è un po’ la Chinatown della città. È un’installazione site-specific realizzata con un collage fotografico monumentale in bianco e nero, con una tecnica che si definisce paste-up.
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La partecipazione di JR alla XIII Biennale d’Arte Contemporanea dell’Avana del 2019
JR ha realizzato questa grande opera in occasione della tredicesima Biennale d’Arte Contemporanea dell’Avana del 2019. Il tema conduttore era “La costruzione del possibile” e lasciava appunto spazio a un’attività immaginativa dell’architettura urbana. È stata la Galleria Continua, una prestigiosa galleria d’arte contemporanea italiana, nata in Toscana, che ha preso residenza proprio all’interno dell’ex cinema Águila de Oro a Cuba, ad aprire uno spazio no-profit nel 2015 e a invitare formalmente JR a realizzare esternamente quest’opera.
Proprio la destinazione dell’intervento, nato per interagire direttamente con la comunità locale del quartiere, mi ha ricordato il pensiero del filosofo e sociologo francese Henri Lefebvre, che è conosciuto per la sua teoria dello “spazio vissuto“, ovvero lo spazio urbano soprattutto delle periferie. Vi propongo quindi una lettura evocativa di questo grande murale, riprendendo le teorie di Lefebvre e integrandole con l’analisi di questo bellissimo intervento urbano.

Lo spazio concepito di Henri Lefebvre
Possiamo individuare tre chiavi di lettura non troppo intellettuali e di facile comprensione, tratte appunto dal pensiero di Lefebvre. Per il filosofo la città non è semplicemente una struttura geometrica e urbanistica pianificata dal potere, che lui chiama “spazio concepito“. Lefebvre interpreta invece la periferia urbana, come la città tutta, come un luogo vivente in cui le persone agiscono e conducono le proprie esistenze. Devo dire che questo pensiero è molto vicino a quello dell’Anima Mundi di James Hillman, che ha interpretato con la sua psicanalisi archetipica lo spazio urbano in quanto spazio nel quale si muove l’anima del cittadino. Sia Lefebvre sia Hillman insistono molto sulla bellezza come necessità per favorire una corretta esistenza all’interno della città, soprattutto se si tratta di ambienti periferici e in fase di degrado.
Quindi la prima idea che ci propone Lefebvre è che, quando un artista compie un intervento urbano, realizza un’attività di riappropriazione dello spazio cittadino. Soprattutto nel caso di JR, che propone l’immagine di un bambino comune realmente esistente di nome Alain, che abita nel Barrio Chino dell’Avana. Inserire l’immagine di un bambino che vive nel quartiere significa rendere evidente — in questo caso molto evidente grazie alla monumentalità gigantesca dell’immagine — il cittadino comune, che in genere è invisibile e oppresso dalle grandi architetture. Questa immagine si riappropria e riprende possesso visivo della città. Noi che la osserviamo trasformiamo questo spazio degradato in un luogo umanizzato, ancor più in questo caso in cui l’immagine è dedicata proprio a un bambino del luogo.

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Giants, Peeking at the City di JR combatte la soppressione della quotidianità
Ma la riappropriazione dello spazio urbano non è l’unico beneficio di un’attività che crea immagini dalla forza potente e simbolica all’interno della metropoli. La routine e l’architettura della città contemporanea tendono a burocratizzare e a schiacciare il cittadino. L’arte ha proprio il compito di liberare la persona e rompere questo sigillo che grava sugli abitanti del posto. Lefebvre propone quindi la “soppressione della quotidianità” che opprime, e la visione del bambino gigante funziona proprio come un dispositivo di rottura percettiva.
Se tu cammini e, alzando gli occhi, non vedi più tetti anonimi ma bei murales che rappresentano la libertà e la spontaneità di un bambino che si arrampica su di un muro, sperimenti la soppressione della quotidianità che ti opprime. Converrete con me che anche lo stupore di vedere questa enorme installazione può risvegliare la nostra immaginazione e trasformare la camminata del passante o del turista in un’esperienza estetica viva e profonda.

Lo spazio vissuto della città vive grazie a un bambino che spia oltre il muro
Il terzo concetto che ci propone Lefebvre è quello dello “spazio vissuto“, cioè la dimensione dell’esperienza immediata, dell’immaginazione e dei simboli che troviamo nella trama cittadina. Il bambino che spia la città rappresenta proprio questa dimensione psicologica. Infatti il bambino si arrampica sul muro, e questo gesto non è un gesto di distruzione, ma di meraviglia e di curiosità. Rappresenta la spontaneità e la fertile immaginazione del bambino, che noi abbiamo perso ma che la nostra anima deve riconquistare.
Con il tempo noi abbiamo smarrito la capacità di stupirci perché siamo incapsulati nelle convenzioni sociali, nel lavoro, negli obblighi, nell’oppressione del potere. Non abbiamo più spazio per la magia del vedere o per la curiosità di osservare semplicemente al di là di un muro, per curiosare e vedere cosa succede oltre il nostro spazio esistenziale. Il bambino cerca di andare oltre i confini imposti dalle barriere fisiche, e quel bambino diventa lo specchio interiore della comunità stessa dell’Avana, come della nostra esistenza.
Riappropriamoci della città e guardiamo tutti oltre il muro come Giants, Peeking at the City
Si tratta quindi di un invito collettivo che JR lancia a tutti noi e ci chiede di guardare oltre la materia visibile del proprio spazio cittadino, della propria casa, e riscoprire tutto il potenziale invisibile della propria psiche. Quest’opera rappresenta esattamente quello che voglio esprimere con la visione evocativa di un’opera d’arte: non deve parlare alla nostra razionalità, ma deve sussurrare alla nostra anima e deve sollecitare proprio quella libertà di poter osservare oltre e trovare le nostre possibilità di guarigione esistenziale. Perché dobbiamo vivere in modo infelice una vita che gli altri vogliono farci vivere? Arrampichiamoci sul muretto della nostra esistenza, quello che ci ha imposto la società, e cerchiamo un orizzonte diverso, lontano, magico e luminoso.
Con altre parole questo concetto è stato espresso anche da James Hillman, e trovate le sue teorie in un bellissimo testo intitolato La politica della bellezza. In queste pagine il grande psicanalista, erede di Jung, chiede agli amministratori pubblici di creare città più belle, più umane, che sappiano parlare alla nostra anima e ospitarla.

Alain il bambino del quartiere
Ma veniamo alla vicenda che ha portato JR a realizzare questo bellissimo murale. Alain è un bambino del quartiere che gioca tutti i giorni proprio ai piedi dell’edificio che ospita il progetto no-profit di Galleria Continua. JR, che fa anche il fotografo, lo riprende quasi per gioco mentre si nascondeva dietro a una barriera. La poetica di JR è proprio quella di rappresentare il quotidiano con azioni effimere che rappresentano anche la leggerezza della sua visione. Proprio per questo ha deciso di ingigantire l’immagine catturata e di farla diventare un simbolo della rinascita culturale e spirituale del quartiere.
JR non è nuovo a queste operazioni: infatti, alle Olimpiadi di Rio del 2016 ha inaugurato una serie intitolata Giants, selezionando persone comuni del luogo e ingigantendone l’immagine in scala urbana. La sua azione si conferma quindi quella di trasformare la gente comune nella spina dorsale visiva della città.
Giants, Peeking at the City di JR: un’opera d’arte effimera
Lo street artist, quindi, realizzando questa grande immagine in bianco e nero del bambino che si aggrappa con le mani al cornicione per osservare, al di là della parete, lo skyline e L’Avana, opera un’azione concettuale che ribalta le proporzioni urbane: il bambino che diventa un gigante domina le architetture, ma lo fa per un attimo solo. Infatti l’installazione, che è realizzata con carta e colla di amido, si deteriorerà con le intemperie e con il tempo. Inoltre, i futuri interventi architettonici della città non potranno che far scomparire questo intervento urbano. Ma è proprio quello che vuole JR, perché il suo lavoro si integra con il ciclo biologico della vita e dalla vita trae la sua forza.
Bibliografia
- Marcella Danon, Ecopsicologia. Crescita personale e coscienza ambientale, Urra Edizioni, 2020, EAN13 9788855230414
- Alain de Botton, John Armstrong, Art as therapy, 2013; L’arte come terapia. The school of life, Guanda, 2013, ISBN-10:8823506360 ISBN-13:978-8823506367
- James Hillman, Adriana Bottini (Traduttore), The Soul’s Code, 1997; Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino, Adelphi, 2009, ISBN-10 8845923630 ISBN-13 978-8845923630
- James Hillman, a cura di Francesco Donfrancesco, La politica della bellezza, Moretti & Vitali, Bergamo 1999; 2005
- James Hillman, L’anima del mondo. Conversazione con Silvia Ronchey, Rizzoli, 2000; 2004 ISBN 8817126063
- Henri Lefebvre, Critique de la vie quotidienne, vol. I, L’Arche, Paris 1947 (ampliata e ripubblicata poi nel 1958); Vincenzo Bonazza (Traduttore), Critica della vita quotidiana, Vol. I, Dedalo, Bari, 1977, ISBN-10 8822001567 ISBN-13 978-8822001566
- Henri Lefebvre, Critique de la vie quotidienne, vol. II, L’Arche, Paris, 1962; Vincenzo Bonazza (Traduttore), Critica della vita quotidiana, Volume 2, Dedalo, Bari, voll. II, 1977, ISBN-10 8822001575 ISBN-13 978-8822001573
- Henri Lefebvre, Critique de la vie quotidienne, III. De la modernité au modernisme (Pour une métaphilosophie du quotidien), 1981, L’Arche; trad. it. Critica della vita quotidiana, Dedalo, Bari, 1977.
- Henri Lefebvre, Le droit à la ville, Anthropos, Paris 1968; G. Morosato (Traduttore), Il diritto alla città, Ombre Corte, Verona, 2014, ISBN-10 8897522947 ISBN-13 978-8897522942
- Henri Lefebvre, La Production de l’espace, 1974, Anthropos; Leonardo Ricci (Prefazione) La produzione dello spazio, Pgreco, 2018, ISBN-10 8868022230 ISBN-13 978-8868022235
I riferimenti ad autori e alle teorie che utilizzo nella visione evocativa di un’opera d’arte sono molti e sono attribuiti con gratitudine nella copiosa bibliografia che trovi su questa pagina: la visione evocativa dell’opera d’arte.
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